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AGGIORNAMENTO: 29/08/2009 RECENSIONI, INTERVISTE, LIVE REPORT... ELVENKING FOSCH FEST LIVE REPORT 01/08/2009 http://www.metallized.it/articolo.php?id=613 Rimettersi in sesto dopo lo scoppiettante petardo Heol Telwen è
cosa difficile ma non impossibile, grazie soprattutto ai grandi nomi
che il bill ancora riserva. Tuttavia un po’ di pausa non guasta
e le orecchie (e lo stomaco) ringraziano. Il pubblico non si fa attendere
ed alle 21 l’area concerti diviene una vera e propria bolgia.
All’avvicinarsi del momento riservato agli Elvenking noto l’ammassarsi
di parecchia gente sotto il palco, prova che la band friulana ha seguito
in tutto il belpaese.
http://www.shapelesszine.com/recealbum/frankensteinrooster-themutanttractor.htm
(Danny Boodman - Luglio 2009) http://www.musicologi.com
Ad essere sincero, per abitudine, non avrei mai ascoltato un disco
del genere. Ho sempre avuto quella vaga repulsione per i tecnicismi
esageratamente esibiti e per le strutture eccessivamente complesse,
sicuramente per ignoranza della tecnica e per disaffezione verso le
strutture. In questo caso mi sarei sbagliato due volte, perché
questo disco, oltre a non essere una pura esibizione di tecnica, ha
in se una struttura molto facile da seguire, poco “accademica”
che trasporta chi ascolta da un genere all’altro. Si passa dal
funky al rock più classico con una disinvoltura quasi disarmante
e la tecnica esibita dal quartetto (che si apposta ad un livello di
gran lunga oltre ogni media) è si eccelsa, ma anche scanzonata,
sciolta e fa intendere di vedere quattro ragazzi che suonano divertendosi
come pazzi. Un disco Agri – rock (come loro stessi lo definiscono)
che ricorda il piacere per la musica e per l’atto del suonarla.
Un Satriani col sorriso e meno “tamarro”, un disco per tutti
con la pretesa ed il piacere di divertirsi e divertire suonando. Tracklist: Matteo http://www.eutk.net/album.aspx/10655/
Marco Aimasso per www.eutk.net http://www.guitarchef.cjb.net/ by Matt Cafissi FRANKENSTEIN ROOSTER The Mutant Tractor ***** Finalmente arriva qualcuno anche dalla nostra bella Italia a farci godere con questi albums interessantissimi, questi sono i Frankenstein Rooster capitanati dal chitarrista Raffaello Indri, Camillo Colleluori alla batteria, Marco Celotti alla chitarra e Gianmarco Orsini al basso. Questo loro The Mutant Tractor è veramente divertente e suonato da Dio! Già dalle due prime tracce si intuisce che questi non scherzano! Ancora rock con Tamarindus Vs Karabina. Un vero e proprio rock con ritmiche a volte complesse e con un ironismo efficace e molto divertente, ascoltatevi Kumò Tidoi! Bella anche la seguente Cabotron The Mutant Tractor sorretta da un riff veramente tosto. Una band dove tutti e nessuno sono protagonisti o prime donne, tutti per uno e uno per tutti! Da menzionare anche Marchino E L'Orso e la conclusiva Uè! Pigno Rettano. Un disco veramente interessante e divertente dove farà la gioia non solo dei fanatici della sei corde e se vi domanderete: possono gli italiani suonare rock americano meglio degli americani? La risposta è no ... perchè possono insegnarglielo ... ahahahah! Grande band grande disco! www.truemetal.it The Mutant Tractor Frankenstein Rooster, ovvero i due quarti dei Burnin' Dolls in libera uscita su di un progetto interamente strumentale. Che Raffaello Indri e Camillo Colleluori, rispettivamente chitarra
solista e batteria, fossero musicisti di valore, in grado di sostenere
il confronto con molti dei più quotati colleghi a livello internazionale,
lo si era francamente già capito con una certa sicurezza in occasione
di “Courage And Fear”, ottimo demo-album della band “madre”,
edito durante lo scorso anno. Loro si definiscono scherzosamente “Agri-Rock”, una delle
denominazioni più originali e giocose mai sentite nel riferirsi
ad un progetto musicale. Il contenuto del cd tuttavia, è tutt’altro
che una burla o un motto di spirito fine a se stesso. Brani come l’opener “Roosty Pick-head”, funkeggiante
e sbarazzina, la ruvida “Cabotron, The Mutant Tractor” e
la bizzarra “Ue! Pigno Rettano” (!!!), rendono giustizia
ad un repertorio che ha moltissimo da dire e - cogliendo spunti in ogni
dove con un atteggiamento innovativo che tanto ricorda l’inventiva
dei soliti Satriani, Vai e Gilbert - mettono in luce un background composito
e gustosamente vario. Ottimi duelli tra la coppia d’asce Indri / Celotti, sezione ritmica
a prova di bomba, idee di qualità, produzione e confezione impeccabili
e molta ironia. Una scoperta piacevole ed un progetto che merita d’essere
approfondito ulteriormente in futuro. L’Agri-Rock incombe! http://www.andreavarnier.com/ditate/?p=29#more-29 Raffaello Indri è un grandissimo chitarrista. È anche
un ottimo amico, e di questo Il progetto Frankenstein Rooster, ad onor del vero, non è tutta
farina del sacco del buon Indri, ma nasce dalla collaborazione con Marco
Celotti, Una resistenza rimane, di fondo, infatti loro lo chiamano ‘rock
agricolo’, etichetta che - sia ben chiaro! Completano la formazione l’ormai inseparabile batterista Camillo
Colleluori (già con GardenWall, Burnin’ Dolls e molti altri),
ed il bassista Gianmarco Orsini, del quale purtroppo non so molto, ma
che offre una prova solida e affatto convincente. La seconda traccia è “The great frico boogie”, manco
a dirlo uno scatenato up-tempo di stampo vanhaleniano, seguita a ruota
da “Tamarindus vs Karabina”, con tanto di ‘FIGHT!’
in perfetto stile Mortal Kombat in cui Raffaello e Camillo se le suonano
di santa ragione - il crescendo finale è da urlo! Segue “Guitar tricks”, con degna intro estratta da un video didattico di Richard Benson, torrido blues rock, ritmo sostenuto ed echi del miglior Vai. Un aspetto che apprezzo molto è la durata delle tracce. Raramente
si va “Cabotron the mutant tractor” suona come i Soundgarden “Vetes robot”, introdotta da Vetes in persona, “Marchino e l’Orso” è l’altra canzone
che secondo me In chiusura la deliziosa “Ue! Pigno Rettano” Disco eccezionale, da avere a tutti i costi, ascoltare e riascoltare. GARDEN WALL - Aliena(c)tion 2008 Mellow Records http://www.progressor.net/review/garden_wall_2008.html TRACK LIST: 1. Patogenesi 7:13 LINEUP: Alessandro Seravalle – vocals; guitars Prolusion. Led by multi-instrumentalist and songwriter Alessandro Seravalle, Italy’s GARDEN WALL is one of my favorite rock music acts ever. “Aliena(c)tion” is their seventh album to date, released last July. I won’t be verbose here, as there is plenty of information about the band on this site, and you can visit their official homepage or see their discography with links to reviews of all their other recordings, depending on your wish. Analysis. Made up of three studio and four live tracks, all of which were recorded in 1999, “Aliena(c)tion” would have been issued already in 2000 on their then home label, Music Is Intelligence, if the company had not gone bankrupt in that year. Thanks to Mauro Moroni, the manager of Mellow Records, this release wasn’t missing in the dreamy annals of might-have-been events. Besides being valuable in itself, as a piece of art, it sheds more light on the history of the group’s evolution, the play on words which is contained in its title reflecting another, this time quite a radical, modification of their style – towards the distinctly heavy, dark and aggressive sound that, be it put from the perspective of the recording’s actual time of creation, is being further developed as well as changed, again and again, on their later outings. Combining a variety of ‘metallic’ directions, “Aliena(c)tion” is an inventive and inspired album with a distinct progressive message, full of superb musicianship and technical precision few contemporary bands can match. These Italian guys have always been living in their own musical dimension, but I’m willing to cite several, arguably more widely known, artists as relative references – mainly for the neophytes, of course. Of the three new pieces, Patogenesi, Ohne Zuckerzusatz and Song for an Angel, the first two are simply jewels. There are two main planes of play going on in both cases: an edgy, techno metal-based approach (representing a fascinatingly complex and intensive interplay between all the musicians) with a dual guitar attack and a dispersal of more gentle moves and atmospheric, at times seemingly liquid, landscapes with no drums involved. As regards the pieces’ instrumental level, the sole more or less suitable point of comparison I find here is Mekong Delta circa “Dances of Death”, perhaps with some ‘trails’ of “Steps” by Sieges Even and metrical oddities reminiscent of King Crimson. Alessandro’s full-throated singing has a certain Hammill-esque quality to it (indeed: think Peter at his most hysterical), while when delivering something halfway between singing and whispering he may evoke King Diamond. The largely instrumental Song for an Angel reveals a few darkly-atmospheric interludes also, but is a kind of techno-thrash-y piece for guitar histrionics in the end. This is the only one track from the ensemble’s entire song list that I find to be somewhat far-fetched and it’s not Seravalle’s creation, I’m pretty sure. The band’s older songs, Ekpryrosis, W8less, Oniros and The Doll, performed on stage, aren’t mere ‘live’ copies of their original versions, but are variations on those, noticeably more frequently combining (their characteristic) complex rhythms and quirky melodies with distinct metalloids. While there are more sections with soaring melodic themes and less techno thrash-y moves on these, all sound overall much like the two songs described first, which can partly be explained by the fact that, atypically of Garden Wall, no keyboards at all are deployed on this release. What is more, when remastering the CD from the original master tapes the band omitted all the ‘unwanted sounds’, such as applause, etc. So all in all, regardless of the mixed nature of its content, “Aliena(c)tion” appears not as an EP with a number of extra tracks, but as a full-fledged, plus stylistically near-completely concept album. Conclusion. Garden Wall never pursued any commercial purposes and so has gained the reputation of a truly creative and innovative band. All over the years or, rather, periods of their activity (unceasingly is the word), they have been changing their – originally exceptional – style, with no fear of failure, but exclusively with success, and “Aliena(c)tion” is yet another proof of the ensemble’s versatility, to say the least. While being somewhat inferior to any of their other outings, it is nonetheless an almost unflawed release from any viewpoint. Those who are well familiar with the band’s work and feel their creative evolution seems to be lacking some link, be sure “Aliena(c)tion” is that very ‘lost’ bridge between “Chimica” and “Forget the Colours” you miss. Highly recommended: to all open-minded prog-metal lovers. VM=Vitaly Menshikov: December 13, 2008 http://www.progarchives.com/Review.asp?id=233135 This band play Prog Metal on the heavy side .I think i got this album 5 months before it was here on Prog Archives .This band is left beyind and this is very sad because this is Prog in the fates warning type or so This is execute in a trash jam way like pure inspiration on there side The first song is full of complexe rift,going will in all direction that hold Well .The voice is male testosterone with some shout ,there is a lot off music in betwen and the music is very good. the music 4.5 the singning 3 (no Grault voice) i like this band (sorry for my righting im french) Thanks Pierre
BURNIN' DOLLS - Courage and Fear 2006 2LMusic http://www.hardnheavy.org/modules.php?name=Content2&pa=showpage&pid=70 E non consideratelo come un semplice progetto parallelo, perché potrebbero seriamente incazzarsi. Ebbene si, i Burnin Dolls, band formata attorno a musicisti rodati della scena dell’est italico come il mitico chitarrista Raffaello Indri e il ricercatissimo batterista Camillo Calleluori, entrambi membri in passato dei geniali Garden Wall, nonché di altre band seminali come i Broken Harrow, grazie ai riscontri positivi ricevuti con il loro disco di debutto “Courage and fear”, più con i fatti che con le parole, non solo di essere una band competitiva a tutti gli effetti, ma anche, e soprattutto, che anche da noi in campo prettamente heavy metal, si può essere degli innovatori mostrando una personalità compiutamente radicata, cercando altresì di aprire nuovi orizzonti sonoro/qualitativi grazie ad un perfetto groove sonoro che abbina quasi alla perfezione la rabbia ceca del thrash metal tecnico ed articolato della bay area, influssi più marcatamente progressivi e linee melodiche apparentemente distanti dalla musica puramente heavy, per un risultato finale che, sarà banale ammetterlo, risulta alquanto affascinante nonché ricco di punti sui quali si potrebbe benissimo soffermarsi. Un disco ricco di sfaccettature e di dissonanze ritmiche da far venire la pelle d’oca, tecnica e feeling che, pur sempre, camminano di pari passo, e che disegnano immaginari policromatici che fanno di perle di saggezza metallica come la tuonante “Unberrable” o dell’intricata “The last hours” due fiori sgargianti da portare all’occhiello. Quindi quale migliore occasione per poter tornare a parlare di questo disco, se no quella di contattare i due mastermind del combo nostrano per una chiacchierata che si rivelerà alquanto loquace sia per contenuti che per curiosità espresse, per cui.. Ciao Raffaello e Camillo, benvenuti su Hard'n Heavy, come prima domanda vorrei che mi toglieste una curiosità, da dove nasce il vostro monicker Burnin' Dolls? Sai, devo proprio dirvi che emana un certo fascino, ha mica a che fare con pratiche voodoo o roba del genere? In realtà ha un altro significato ma non meno esoterico. Volevamo associare l'aspetto energico del fuoco all'ipnosi collettiva che ci rapisce sul palco rendendoci un' entità collettiva scissa dall'individualità dei singoli componenti della band...4 bambole che bruciano. Vi va di fare un breve escursus sulla carriera della band dagli esordi, delineando le tappe che vi hanno portato alla realizzazione di "Courage and Fear"? La band è nata nel 2002 con la realizzazione di Surgical Demo. Il debutto live è avvenuto nell' Ottobre del 2002 affiancando Nicko McBrain in una delle sue clinics in Italia. Da allora abbiamo continuato l' attività concertistica in diversi locali e moto raduni del nord-est proponendo un repertorio fatto sia di brani nostri che di grandi classici dell' Hard Rock e dell' Heavy Metal. In questi anni, abbiamo maturato la personalità stilistica che ci ha portato alla realizzazione dell' album "Courage and Fear", che consideriamo comunque il primo vero passo alla ricerca di una visibilità sul panorama nazionale. Il fatto che sia stato interamente autoprodotto è senza dubbio il limite di questo nostro lavoro che verrà affiancato al più presto da un dvd live che ritrae la band nell'esecuzione dei brani che in sede live dimostrano il loro potenziale. Scusatemi, ma visti i vostri precedenti artistici abbastanza tumultuosi, possiamo considerare i Burnin' Dolls come una band con un'entità vera e propria, o solo come l'ennesimo progetto? Il termine progetto non fa minimamente parte della nostra attitudine artistica. I Burnin' Dolls sono la band prioritaria per tutti i componenti. Ad avvalorare tutto ciò noi due stiamo già lavorando ai nuovi brani che contiamo di registrare nell'estate 2008. Parliamo del vostro debutto in maniera più approfondita, dunque, dove si sono svolte le sessioni di registrazione del disco? Quanto tempo avete passato fra registrazione e mixing finale delle otto tracce che compongono l'album? C'è qualche simpatico aneddoto capitatovi in studio che potete raccontarci? Come ti dicevo in precedenza sia la registrazione che l'intero mixing l'abbiamo realizzato presso il mio home-studio (SKorpio Studio). Gli anedotti "simpatici" sono legati alle sventure che la mancanza di esperienza nel campo della registrazione ha determinato lungo la gestazione del disco. Ti lascio solo immaginare le facce che avevamo durante l'esplosione dell' Hard-disk con conseguente annichilimento di tre brani...ah ah! In termini di tempo non saprei dirti con esattezza, abbiamo lavorato per alcuni mesi trovando qualche ora di settimana tra i diversi impegni lavorativi. Ok, capisco, quindi quanti sacrifici, e non solo economici, vi è costato portare a termine un'operazione di queste proporzioni? Se si esclude l' Hard-disk...ah...ah, il grosso dei sacrifici è legato al tempo investito nel diventare competenti nell'ambito della registrazione ma dobbiamo anche dire che il tutto è supportato dalla passione che abbiamo nei confronti della nostra attività, dal suonare, insegnare e registrare. A livello puramente strutturale, credo che abbiate compiuto un grosso lavoro anche a livello di arrangiamenti, in che maniera sono nati i brani del disco? E' frutto di un lavoro di gruppo, di singole persone o meglio chi ha l'onore o l'onere di fornire lo start iniziale per la stesura di un tipico brano della band? Devi sapere che ormai da qualche anno noi due teniamo dei seminari didattici su particolari concetti poliritmici applicati alla musica metal. Questo molto spesso fornisce un valore aggiunto, in termini di originalità, alla composizione dei riffs che sono frutto del mio lavoro. In quest' ottica le jams settimanali tra di noi sono frangenti di studio e composizione. In un secondo momento vengono pensati gli arrangiamenti di basso e voci. Uno dei mie brani preferiti del nuovo corso è "Memories", episodio che racchiude molti aspetti del Burnin' Dolls style, melodia, potenza e gusto compositivo, secondo te c'è un brano più che un'altro che rappresenti al meglio lo spirito della band e del disco in generale? Qui si entra in un ambito legato alla percezione soggettiva. Per noi il brano più rappresentativo e senza dubbio "Courage and Fear". Cosa che ovviamente non trova d'accordo tutti i componenti della band stessa...eh...eh Non so perchè, ma scrutando fra le trame del vostro cd, mi è sembrato di trovarmi al cospetto di un concept album anche perchè musica e testi credo che si concatenino l'un l'altro andando a formare un certo filo logico, possiamo considerarlo tale o no? Quello che tu dici ha sicuramente riscontro nella parte musicale. Per quanto riguarda i testi, il lavoro è stato ripartito tra me e Sandro...Non si tratta quindi di un concept album, perchè di fatto l'aspetto lirico mette in gioco personalità e tematiche distinte. Ascoltando tracce come "Unberrable" e "Sauvage", s'intuisce sin da subito l'enorme determinazione di una band che vuole andare subito al sodo senza perdersi in voli pindarici senza senso, è così? Si, hai perfettamente ragione l'intento della band è quello di mantenere un attitudine live anche nella composizione prediligendo l'energia e l'immediatezza. Troviamo infatti insopportabile la prolissità di un certo tipo di prog-metal che dal nostro punto di vista tradisce completamente lo spirito primigenio di questa musica. Spesso questo atteggiamento si riverbera drammaticamente sull' aspetto della produzione rendendo la maggior parte dei dischi uguali, super-patinati quindi "Pop" nel senso più deleterio del termine. Inutile fare scontati riferimenti ai dischi degli anni ottanta in cui la magia delle band emergeva in quanto un aspetto fondamentale del processo di registrazione era il sudore e la bravura dei musicisti. Niente macchinette...ah...ah....e pensa che "aggiustamenti elettronici" vengono fatti persino sui dischi live....no comment... Progressive/thrash metal, vi riconoscete in questa sorta di classificazione, o trovate logico non etichettare la vostra musica parlando di metal e basta? Sicuramente ci sembra più appropriato parlare di Metal, in quanto riteniamo che chiunque sia artisticamente ricettivo è influenzato da tutto ciò di buono che la musica esprime, al punto tale che nella nostra musica puoi trovare Heavy Metal, Tharsh, Hard-Rock ma anche Funk e Prog-rock. I nostri brani non sono mai frutto di una pianificazione ma semplicemente l' esternazione del nostro inconscio musicale. Watchtower, Testament ma anche Biohazzard, "Courage and Fear" riporta alla memoria queste band, cosa ne pensate?... e se non è troppo, quali sono le band che credete abbiano influenzato la vostra carriera di musicisti in tutti questi anni? Il parallelo con queste grandi band è molto lusinghiero, di fatto riguardo alle influenze ognuno di noi dovrebbe rispondere a titolo personale anche se è possibile tracciare una linea generale che storicamente parte dai Deep Purple, Led Zeppelin e Black Sabbath passando per Iron Maiden, Judas Priest, Saxon e Motorhead per approdare a Pantera, Metallica e Meshuggah e tutto questo a grandi linee. Ovviamente la lista sarebbe troppo lunga. Che genere di reazione ha scatenato l'uscita del nuovo cd? Avete ottenuto buoni riscontri di pubblico e critica? Questa domanda è un ottimo pretesto per un discorso molto interessante. Abbiamo riscontrato nettamente due tipi di reazione al nostro lavoro, nel primo caso abbiamo ricevuto pareri e commenti che prendevano in esame ESCLUSIVAMENTE il "prodotto" Courage and Fear. Confezione e copertina, presentazione, produzione sono stati gli unici parametri di valutazione del cd. Stroncature al limite dell'insulto. Benchè ci rendiamo perfettamente conto dell'importanza di questi aspetti è stato tuttavia un pò avvilente, in alcuni casi non trovare nemmeno una parola sull'aspetto musicale. Di segno completamente opposto la seconda tipologia di recensioni che prendendo in esame l' aspetto musicale come priorità di valutazione ha avuto quasi sempre dei toni entusiastici rendendoci particolarmente orgogliosi. Anche le critiche che abbiamo trovato in parte condivisibili sono state sempre costruttive fornendoci importanti spunti di riflessione. Di solito il debut album raccoglie la summa del meglio di quanto prodotto da una band in tutti gli anni della gavetta underground, pensate che per un ipotetico secondo disco di cambiare radicalmente le vostre influenze musicali o al contrario di rimanere ancorati ad un certo tipo di sound tremendamente old style? Riprendendo quanto in parte detto fin ora, riteniamo di avere alcune caratteristiche che dal punto di vista compositivo sono senza dubbio un marchio di fabbrica. Il nostro intento artistico l'ottimizzazione del song writing senza tuttavia snaturare, con decisioni prese a tavolino, quelle che sono le nostre peculiarità. In quest'ottica la massima aspirazione e la "semplicità". L'Italia metallica degli ultimi anni è come un calderone stracolmo di formazioni provenienti da background musicali fra i più svariati, che scalpitano, sgomitano per cercare di ritagliarsi il proprio posto al sole, in un panorama così delienato quale pensi possa essere il ruolo dei vostri Burnin' Dolls? Dei semplici sparring partner, o cosa? ..e se non è troppo, puoi darmi tre motivi per cui un semplice fruitore di sonorità hard n'heavy debba avvicinarsi al vostro sound? Purtroppo il "cercarsi il posto al sole" di cui tu parli, passa necessariamente attraverso una drammatica omologazione che abbraccia tutti i livelli della produzione artistica, Tutto il progetto, dalla copertina ai suoni della cassa di batteria, deve seguire dettami inflessibili per poter essere inserito in una qualche nicchia di mercato. Il nostro maggiore intento è quello di trovare un' etichetta o un management che riesca a rendere visibile il nostro lavoro nel circuito nazionale. Siamo convinti delle potenzialità live della band ed a un nostro concerto si possono trovare diversi motivi per appassionarsi alla nostra musica. Com'è la situazione live per la vostra band? Se non erro avete già avuto la possibilità di suonare dal vivo, giusto? Puoi spiegare ai nostri lettori che non hanno avuto la possibilità di vedervi in un vostro concerto, come si snoda una vostra classica serata live? Proponete delle cover dal vivo? L' attività è abbastanza intensa e ci vede coinvolti tuttora in locali e motoraduni del nord-est. La nostra scaletta è composta sia dal nostro materiale che dalle covers sempre proposte in chiave "Burnin". Prima di concludere, mi parleresti in maniera più dettagliata del progetto Harduo? Di che cosa si tratta? Il progetto Harduo mi vede affiancata dall' amico nonchè abile chitarrista Andrea Varnier. Si tratta di un duo di chitarre acustiche che propone brani propri ricchi dalle influenze più varie...dall' Heavy Metal all' Etno-Jazz. Abbiamo da poco pubblicato un disco per la casa discografica folkest-dischi dal titolo "Ovest Hardita Est" ed attualmente siamo impegnati nella promozione del lavoro con qualche concerto in giro per l' Italia. A titolo di curiosità sul disco dell'Harduo si trovano dei rimandi al disco dei Burnin' Dolls... Ok, Raffaello siamo veramente alla fine, puoi concludere la nostra chiacchierata ricordandoci le prossime mosse della band, non prima di aver fatto un saluto ai nostri lettori. Come detto in precedenza stiamo effettuando il montaggio del primo dvd live della band che useremo come mezzo promozionale, inoltre, affianco all' attività live stiamo già lavorando ai brani nuovi. A questo punto ringraziamo te per la visibilità offertaci e salutiamo e invitiamo tutti i Metal Heads a venirci a vedre ai nostri concerti e a contattarci ed ascoltare qualche brano sulle nostre rispettive pagine di My Space: www.myspace.com/camillocolleluori www.myspace.com/raffahell www.raffaelloindri.it Il sito ufficiale dei Burnin' è al momento poco aggiornato a causa del webmaster latitante... www.burnindolls.it sarà comunque a breve rinnovato e ottimizzato. Recesione da "hard & heavy" "Troppo bravi questi per essere italiani". Sono state più
o meno queste strumentisti coinvolti in questo progetto musicale riesce a tenere
condensati riuscendo a convogliare in un unico contesto sonoro le loro
http://truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=7075 Courage And Fear A significare con forza la crescita del materiale underground di casa nostra, giungono prepotentemente alla ribalta i friulani Burnin’ Dolls, band già attiva da alcuni anni e con importanti esperienze in curriculum. Orbitante attorno alla personalità dell’ottimo chitarrista Raffaello Indri, un autentico istrione in possesso di una tecnica davvero eccelsa (cui non mancano tuttavia, “tocco” e “feeling”), il quartetto è autore di quello che può essere considerato a tutti gli effetti come un vero e proprio full lenght di debutto, album autoprodotto che, dopo alcuni ascolti, non può far altro che suscitare commenti per lo più positivi, procurandosi una serie notevole d’applausi per la bravura e la maestria dimostrate. Thrash visionario e nervoso, che tanto ricorda Watchtower, Agent Steele, Helstar e Metal Church, spruzzate di irrequieto e plumbeo hard rock, elementi progressivi, stacchi fusion e, giusto per non far mancare nulla, qualche spunto darkeggiante, sono gli ingredienti utilizzati a piene mani dal gruppo tricolore negli otto brani offerti, episodi dalla lunghezza piuttosto sostenuta, capaci di convincere gli ascoltatori grazie ad un impasto sonoro originale e di grande personalità. Otto tracce voluminose, complesse e zeppe di sfumature che si contorcono
in preda a scariche d’elettricità fulminante. Sorprendenti, elaborati, complessi, ricchi di sfumature e dal livello
tecnico strumentale a dir poco straordinario, i quattro musicisti confezionano
una prova efficacissima e brillante che merita davvero plauso e supporto. http://www.rocknotes.it/recensioni/Compilation.htm Chitarre, chitarre e ancora chitarre in assoluta evidenza nell'album
COURAGE AND FEAR, una collezione di brani furiosi, infarciti di stacchi
e cambi di ritmo continui. La perizia tecnica e l'impegno dei musicisti
sono indiscutibili. Sprazzi progressive e una voce molto anni '70 collocano
la band in uno spazio temporale che guarda decisamente al passato ma
la grinta è decisamente attuale. Tutto l'album è a un
buon livello. Forse manca una vera hit, ma non è detto che questo
sia un difetto, visto il genere. http://www.shapeless.it/interviste/burnindolls-ago2006.htm Intervista ai Burnin' Dolls: Burnin' Dolls Ecco l'occasione per conoscere meglio i friulani Burnin' Dolls, autori di un demo veramente esplosivo e coinvolgente dal titolo "Promo 2006" (la recensione la trovate tra i demo di maggio). Molto gentilmente Raffaello Indri ci risponde e ci racconta diverse cose interessanti. Bando alle ciance quindi e buona lettura!
Ci puoi raccontare cosa avete combinato nel periodo tra i due demo? Avete diverse attività in ambito musicale tra gruppi, seminari
ecc. Riuscite a conciliare tutto quanto o ogni tanto si presenta qualche
problema? Parliamo ora dell'aspetto più tecnico: come nasce una canzone
dei Burnin' Dolls? I testi che tematiche affrontano? In generale come è stato accolto questo "promo 2006"?
Mi riferisco anche all'estero. Mi sembra che ultimamente il Friuli Venezia Giulia si stia allargando
sia come gruppi che come locali e manifestazioni: come vedi la scena
locale ed effettivamente confermi questa mia impressione? Che progetti avete per il futuro? Chi ha avuto l'idea di redigere la bio in "furlanese"? Ti ringrazio per la disponibilità e se c'è qualcosa che
vuoi/volete aggiungere, questo spazio è tutto per voi! http://www.metallized.it/recensione.php?id=1313 BURNIN' DOLLS il disco I Burnin’ Dolls sono una formazione friulana formata dal chitarrista
Raffaello Indri, il bassista Alessandro Seravalle e il batterista Camillo
Colleluori, che hanno alle spalle una buona esperienza a livello locale
con i Garden Wall, band progressive del Friuli, ed infine dal vocalist
Rudy Bergich. Dediti ad un Heavy Metal che si snoda tra soluzioni Prog,
richiamando alla mente Queensryche e Fates Warning, e continui sconfinamenti
nel Trash ed in misura minore nel Death, avvicinandosi così a
gruppi come Metal Church e Machine Head, i quattro friulani riescono
a creare un loro sound roccioso e duro, cattivo ed aggressivo, sostenuto
da una sezione ritmica potente e spesso veloce, dove la voce potente
ed impostata del singer sembra trovarsi perfettamente a suo agio. http://www.metallized.it/recensione.php?id=926 BURNIN' DOLLS il promo Avete mai pensato di suonare un mix di Deep Purple e Meshuggah? Io
credo proprio di no. Bisognerebbe essere pazzi (anzi, più pazzi
dei Meshuggah) per credere che un simile esperimento possa andare a
buon fine. Fino a ieri l’avrei pensata così. Ma purtroppo
oggi ho ascoltato i Burnin’ Dolls, e mi sono dovuto ricredere. http://www.rawandwild.com/review/review.php?id=Burnin\%27+dolls :: Burnin' dolls - Promo 2006 - (Autoprodotto) ROCCO SOLDO
http://www.metalmillennium.net/Recensioni%20Demo/Burnin%27%20dolls%20-%20promo%202006.htm BURNIN' DOLLS "Promo 2006" Sì... I più sentiti complimenti ad Indri Raffaello, autore
di 4 ottime http://www.shapeless.it/recedemo/burnindolls-promo2006.htm BURNIN' DOLLS E riecco i Burnin' Dolls! L'esordio della band risale al 2002, quando
uscì il loro primo demo "Surgical Demo 2002" (all'epoca
il nome era Burnin' Doll, senza la s finale - nd teonzo). Non credo
che nel frattempo il combo friulano abbia prodotto altro, purtroppo
il sito così come la bio in mio possesso non è completamente
esaustivo; comunque rispetto al precedente lavoro la formazione è
sempre la stessa fatta eccezione per la voce. Troviamo quindi il blocco
Garden Wall e cioè Raffaello Indri alle chitarre, Alessandro
Seravalle al basso (che nei Garden Wall è voce e chitarra nonché
il leader) e Camillo Colleluori alla batteria; alla voce troviamo Rudy. HARDUO -Ovest Hardita Est 2006 Folkest http://www.metalzone.it/recensioni/harduo.html Prendete due virtuosi della chitarra italiani, dategli da scrivere e interpretare otto brani, altro non potranno fare che tirare fuori un capolavoro di gusto e tecnica. Ritmi spagnoleggianti si alterneranno a ritmi orientaleggianti, poesia e malinconia guideranno alcuni brani, delicate percussioni e perfetti interventi di flauto ci cattureranno e la suadente voce di Flavia e le splendide chitarre di Raffaello e Andrea ci ammalieranno. Un mare di emozioni, sentimenti, passione ci travolgerà durante l'ascolto delle 8 perle più ghost track che compongono questo lavoro dal titolo "Ovest hardita est". Raffaelle Indri e Andrea Varnier hanno dato vita ad un lavoro che è difficile descrivere a parole, bisogna ascoltarlo per capirlo e apprezzarlo, non è possibile descrivere le atmosfere spagnoleggianti di "The last summer" o la voce di Flavia che accompagna i fraseggi di Andrea e Raffaelle in "Ovest hardita est" Le atmosfere orientaleggianti di "Silent in Bodrum" rese ancora più magiche dallo strumento tradizionale greco il baglama, o il "rincorrersi" dei due virtuosi in "Improprobabile" con passaggi mai fini a se stessi e perfettamente intervallati dal flauto di Christian. L'accattivante "Danza delle stelle" vi accompagnerà per tanto ma tanto tempo entrandovi in testa come un tarlo nel legno o la poesia in musica di "Lejania" dove ritroviamo la splendida voce di Flavia. La malinconica "Solar device" e "l'esplosione" di gioia che si ha in "Er geo" quando il crescendo delle chitarre fa da preambolo all'ingresso del violino e delle percussioni. Non si può parlare di tutto questo in poche righe, ne si può chiudere un progetto maturato per quattro anni in una recensione, bisogna ascoltare questo lavoro per capire e emozionarsi di fronte ai due grandi virtuosi italiani. Qualcuno alla fine di questa recensione si starà domandando: "ma che genere suonano?", nessuno, suonano musica quella immortale e unica che non ha bisogno di generi ne di classificazioni. Assolutamente da avere. Complimenti agli Harduo. http://www.fingerpicking.org/online/articles.php?articleId=197&topicId=7 HARDUO Accogliamo con piacere la prova di esordio di questo combo acustico, nato su iniziativa dei due musicisti friulani Raffaello Indri ed Andrea Varnier. Il primo è un valente chitarrista di grande esperienza nel comparto Hard & Heavy Metal, attivo in diverse formazioni quali Garden Wall, Rain e Burnin' Dolls. Diplomato alla corte della Lizard, insegna ora nella medesima prestigiosa scuola toscana. Il secondo è invece prepotentemente salito negli ultimi anni alla ribalta nel mondo della chitarra acustica, con l'aggiudicazione dell'ambito premio "New Sounds of Acoustic Music 2005", manifestazione di riferimento nel settore organizzata ogni anno nell'ambito dell'importante festival di Sarzana. Dall'unione di due personalità apparentemente così diverse nasce invece un disco dove colpisce immediatamente la grande coesione e compattezza stilistica delle due voci strumentali, figlia di innumerevoli ore trascorse insieme a suonare e condividere idee ed emozioni. Il disco prevede otto tracce (oltre ad una "fantasma" in coda all'ultimo brano) decisamente corpose sotto il profilo esecutivo e compositivo, dove i funambolismi dei due protagonisti, che, unitamente ad un pregevole "tiro" ritmico, attraversano tutto il lavoro, non sono mai fini a se stessi ma sempre al servizio dei brani. Le composizioni sono tutte originali e nascono dalla sintesi di influenze provenienti da tutto il bacino mediterraneo, che si fondono in un quadro affascinante. Si va dagli echi iberici di "The Last Summer" e di "Improprobabile" alle influenze orientali di "Silent in Bodrum", caratterizzata da un pregevole lavoro di Raffaello alla "Baglama" (cordofono tipico dell'area Greco/Turca della famiglia dei Bozouki) che ci trasporta idealmente in quel crocevia, dove l'Europa finisce ed inizia appunto l'Oriente.... per finire alla solarità che pervade la "Danza della Sabbia" e "Solar Device". E' musica di frontiera, altamente evocativa e da assorbire lentamente, gustando oltre al grande lavoro dei due protagonisti, reso peraltro ancor più raffinato dall'uso anche combinato di diversi tipi di chitarra (acustiche, a 12 corde, nylon, o con accordature alternative) i preziosi interventi di Pietro Sponton alle percussioni, di Fulvia Pellegrini al violino e di Christian Bertok al flauto, le cui aperture ci ricordano che oltre l'orizzonte ci sono ancora grandi spazi in cui lasciarsi andare. Un cenno particolare all'intervento della vocalist Flavia Quass, presente nella "title track" e nella suadente "Lejana", brano che è forse il più alto momento del disco che non mancherà di nobilitare permanentemente numerose "playlists". Un lavoro appassionato e convincente, che merita attenzione, e che potrebbe peraltro trovare nella dimensione live un ambito di espressione di eccellenza. Per ulteriori info o per l'acquisto: www.harduo.it www.folkestdischi.com http://solarithan.splinder.com/post/9648715/Intervista+hardita+non+fuit! Con colpevolissimo ritardo mi metto finalmente a scrivere un post che
ho in mente da mesi. Chiedo scusa agli Harduo per averli fatti scomodare
qualche tempo fa per poi far loro apettare che quello che chiedevo (e
che mi è stato dato) venisse pubblicato. Non sono sceso nei dettagli parlando del disco in sè, e questo perché (come dicevo all'inizio e come si sarà già capito) Andrea Varnier e Raffaello Indri sono stati tanto gentili da rispondere a qualche mia domanda, in una sorta di intervista che pubblico qui di seguito. Grazie tante, ragazzi, davvero. Iniziamo con una banalità necessaria: da quanto tempo suonate,e quale è stato più o meno il vostro percorso artistico? Andrea Io suono da circa 21 anni. Ho iniziato con la classica, a 10,
e ho preso lezioni private, in maniera discontinua, per qualche anno.
Contemporaneamente mi sono avvicinato alla musica che più mi
piaceva (il metal :)), da autodidatta: non esistevano all'epoca insegnanti
qualificati e bravi come Raffa! Raffaello Io invece suono da circa 17 anni. Ho anch'io iniziato il mio percorso con la chitarra classica e il primissimo saggio-concerto che ho fatto è stato proprio in compagnia di Andrea (è in quell'occasione che ci siamo conosciuti). Dopo tre anni di chitarra classica è arrivata l'elettrica. Per un buon periodo ho portato avanti lo studio da autodidatta (effettivamente all'epoca non esistevano insegnanti preparati) poi mi sono sono iscritto all' Accademia di Musica Moderna di Verona e in seguito all' Accademia Lizard di Fiesole dove, sotto la guida del maestro Alex Stornello mi sono diplomato in chitarra elettrica ad indirizzo Heavy-Fusion. Il piacere per la conoscenza tecnica e armonica dello strumento mi ha poi portato ad avvicinarmi ad altri insegnanti come Gaetano Valli per il Jazz, Massimo Varini per l' arrangiamento Pop e a partecipare a numerosissimi seminari di artisti di fama nazionale ed internazionale. A livello di band attualmente sono impegnato con i Garden Wall (band progressive con la quale ho registrato 3 cd e dove attualmente stiamo lavorando al quarto), i Burnin' Dolls (la band Metal in cui suono affianco a Camillo Colleluori, Alessandro Serravalle e Rudy Berginc), i Rain (band tributo ai Deep Purple) e ovviamente l' Harduo. Ci sono poi alcuni progetti paralleli di collaborazione con diversi amici-musicisti e un mio personale lavoro legato alla composizione di colonne sonore per film Horror (Occult-Action). [Complimentoni! n.d.R.] Lo sapete che siete davvero bravissimi (non accetterò risposte che contemplano modestia)? Andrea Mah, non so Raffa, ma io sì!! :D Raffaello Grazie è sempre un piacere sentirselo dire... Andrea non sei più mio amicco! :D Nel booklet di Ovest Hardita Est non è specificato, credo: come vi dividete il lavoro? Andrea e Raffaello I nostri pezzi nascono quasi sempre da un'idea, un embrione che uno dei due propone all'altro. Può essere un tema (come è stato nel caso di "The Last Summer"), o un riff ("Er Geo"). Poi, insieme (e qui credo stia la chiave), iniziamo a sviluppare, arricchire, tagliare, incollare, colorare. Ma non esiste un processo codificato, né una divisione consapevole del lavoro: i brani nascono dalla gioia e dal divertimento di suonare insieme. Ci sono canzoni che sono il risultato di un processo evolutivo durato mesi (e forse anni come "Er Geo", a cui abbiamo continuato ad apportare piccole modifiche anche durante la registrazione del cd), ed altre che sono nate di getto e spontaneamente (ad esempio la "Danza della sabbia", composta praticamente tutta durante una Pasquetta di qualche anno fa :)). Avete in programma di spostarvi dalla vostra zona e scendere a fare concerti più a sud (magari dalle mie parti)? E nell'eventualità, come sarebbe possibile invitarvi a suonare? Andrea Beh, tendenzialmente noi vogliamo suonare il più possibile, e ovunque. Invitateci! Scriveteci, le mail sono sul sito. Raffaello Magari! Crediamo vivamente che la nostra proposta musicale possa essere apprezzata da un pubblico di diversa estrazione, ogni invito è ben accetto. [Speriamo...n.d.R.] Dite qualche parola sulle vostre composizioni, in generale. Andrea Le nostre composizioni... credo che siano così varie che mi risulta quasi difficile parlarne in generale. Voglio dire: abbiamo lavorato per più di quattro anni ai pezzi che appaiono su Ovest Hardita Est. Come puoi immaginare, in un lasso di tempo così lungo, i brani sono cresciuti con noi. Ecco, se devo dire qualcosa in generale su questa musica, posso presentarti il disco come un diario musicale. In esso c'è un riassunto, o meglio una serie di istantanee dei momenti importanti (piacevoli o meno), di questo tratto di vita e della mia crescita come musicista e come uomo. Raffaello Potrei aggiungere che ogni nostra composizione rappresenta una sorta di viaggio che parte dalla musica per parlare di noi stessi.
Andrea Considerando quello che ho detto prima, ti posso parlare della
"Danza della Sabbia", canzone per cui l'input principale è
arrivato da me. La danza non è altro che il saltellare dei granelli
di sabbia in una clessidra: è un pezzo che parla del tempo, e
dell'attesa. Di tutte le volte che, nella vita, ti ritrovi a dover aspettare,
fare ricorso a tutte le tue forze per non lasciarti andare ed avere
fiducia che il domani ti porterà qualcosa di buono. Non è
uno stato d'animo facile, ed è un tema caro ai musicisti, perché
ti metti in gioco completamente, e i risultati spesso non ti ripagano
di tutti gli sforzi che fai. Raffaello Parte proprio da un viaggio l'ispirazione che mi ha portato a scrivere "Silent in Bodrum". Bodrum è una piccola cittadina nel sud della Turchia che si affaccia sul mar Egeo. Quando ci sono stato sono rimasto affascinato dalle soluzioni melodiche e timbriche di alcuni strumenti musicali locali come il "Baglama" e l' "Ut". Da qui l'ispirazione a costruire un brano che potesse diventare una sorta di ponte tra diverse culture musicali, un viaggio attraverso le sonorità mediorientali, il blues, il metal e il romanticismo neoclassico. È probabilmente il brano che sintetizza di più la mia attitudine sia di musicista che di persona ovvero viene espressa l'idea che nella contaminazione dei generi musicali ci possa essere un notevole potenziale comunicativo ed emotivo... a questo punto si potrebbe entrare anche in discorsi politico-sociali ma rimanendo in ambito musicale potrei dire che in "Silent in Bodrum", come un pò in tutto il disco dell'Harduo, è forte l'idea di unione come momento di crescita. Perché avete scelto proprio quegli strumenti come compagni del viaggio Ovest Hardita Est? E perché la lingua spagnola per Lejania? Andrea e Raffaello Sinceramente non è stata una scelta ragionata,
o non fino in fondo per lo meno. Volevamo arricchire la nostra musica,
e abbiamo fatto un po' una lista degli amici musicisti che avrebbero
potuto partecipare alle registrazioni. Quindi ottimi musicisti sì,
ma prima di tutto amici. Pensa che il percussionista abita davanti alla
nostra sala prove! :D [Voglio il testo. n.d.R.] Qualche parolina sui vostri colleghi..? Andrea e Raffaello Innanzitutto vogliamo ringraziare pubblicamente
tutti quanti per il lavoro fatto e per come hanno davvero impreziosito
il disco. Entrando nel merito delle vostre composizioni: qual è il motivo del vostro fare musica? Andrea Come ho già accennato prima, l'Harduo nasce dal divertimento
di suonare assieme, di provare a fare "metal" con le chitarre
acustiche, in un certo senso. Raffaello Di base c'è una forte intesa musicale che per me è davvero appagante. Nel processo creativo di composizione a quattro mani spesso si innesca quella fase di entusiasmo ed esaltazione collettiva che è uno dei momenti più belli del fare musica. Diventare padre di un brano e poterne condividere la soddisfazione con un amico è davvero fonte di gran gioia. Che effetto vi fa? Andrea Mi fa stare bene, e mi dà energia. Raffaello Mi fa stare bene, e mi dà energia. [ahah, simpaticoni! n.d.R.] Che cosa significa per voi avere dei fan? Andrea Bella domanda! Per me è una sensazione strana, però è indubbiamente una soddisfazione sapere che la nostra musica viene apprezzata e seguita! Raffaello Avere dei fan è una forma di riconoscimento al lavoro svolto, è indubbiamente gratificante e diventa uno sprone a non deluderli e a cercare di fare sempre meglio. Ci sarà un prossimo disco (spero con tutto il cuore di sì)? Un'anteprima? Qualche anticipazione? Andrea Ma certo che ci sarà un secondo disco! Abbiamo già quattro nuove canzoni pronte. Questa volta (lo dico come anticipazione), io vorrei fare un disco molto più scarno, che catturi l'essenza live dell'Harduo. Quindi due chitarre e basta. Raffaello Ci sarà... a dir la verità io pensavo di fare un disco molto più sinfonico...tipo duo di chitarre e orchestra di musica classica :D...dopo uno scontro di ju-jtsu decideremo la veste del nuovo disco :D Una domanda per Palka aka Andrea Varnier, anche se non c'entra niente: mi parleresti di quel gioiellino di Lucilla, per favore? Beh, che dire? Intanto grazie per averla definita "gioiellino"
:)) Una per Raffaello Indri: quanto c'è nel disco del "maestro Raffaello Indri"? Il mio contributo maggiore è quello legato all' aspetto solistico-melodico, per quanto riguarda l'aspetto compositivo in ogni traccia c'è un equilibrato contributo di entrambi... Grazie! Andrea e Raffaello Grazie a te :) e grazie a tutti quelli che si interessano alla nostra musica, ci supportano ai concerti e comprano i cd! Mi sono scordato di chiedervi, quando vi ho "intervistato",
perché il disco si chiama in quel modo. Mi rispondereste nei
commenti, se vi va? http://www.pianetarock.it/album_scheda.asp?id=39 Ascoltare per la prima volta un disco può rivelarsi un'esperienza
spiazzante. Soprattutto (e purtroppo), oggi ascoltare un album appena uscito vuol
dire la maggior parte delle volte sorbirsi in media tre quarti d'ora
di "già sentito". Il giudizio finale potrebbe sembrare azzardato e, in effetti, anche a me suona strano vista la mia personale tendenza ad essere di manica piuttosto "stretta" nell'elargire giudizi entusiastici a meno di non trovarsi effettivamente di fronte a qualcosa di originale ed innovativo. Sono proprio questi i due aggettivi che calzano a pennello sul lavoro dell'Harduo: "originale" perchè al suo interno ritroviamo di tutto, dalle atmosfere mediterranee del bellissimo brano di apertura "The Last Summer" a quelle che strizzano l'occhio alle sonorità orientaleggianti in "Silent in Bodrum" (grazie anche al baglama, strumento tradizionale greco a 6 corde) e "innovativo" perchè nel 2006 è un sollievo sapere che due ragazzi (entrambe chitarristi dotati di tecnica sopraffina) abbiano sfornato un disco simile. La genesi di "Ovest Hardita Est" è stata lunga e laboriosa
(stando a quanto dichiarato dai due musicisti oltre quattro anni) ma
i risultati sono apprezzabili fin dal primo ascolto. Nei brani le chitarre di Andrea Vernier e Raffaello Indri vengono di
volta in volta accompagnate magistralmente dal flauto traverso di Christian
Bertok e dal violino di Fulvia Pellegrini. E' proprio Flavia a sottolineare i delicati fraseggi di Andrea e Raffaello nel brano che da il titolo al disco, oltre a tornare a farsi sentire in maniera di nuovo convincente nella bellissima "Lejania", 4 minuti e 19 secondi di poesia in musica... "Improprobabile" è la dimostrazione della bravura dei due, in cui si susseguono per oltre cinque minuti e mezzo virtuosismi mai fini a sè stessi intervallati da un altro intervento azzeccato del flauto di Christian. La melodia de "La danza della sabbia" è una di quelle che, per utilizzare un paragone "tecnologico", vi si installerà in testa senza futura possibilità di rimozione; inoltre qui è da sottolineare il sapiente utilizzo degli armonici. "Solar device" è condita da quel pizzico di malinconia che preannuncia la fine del disco ma prima di terminare l'ascolto c'è ancora spazio per l'ottavo e ultimo (?) brano: "Er Geo", raffinata composizione in cui il crescendo delle due chitarre sottolinea nel finale il colorato ingresso di violino e percussioni. Qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte ad oltre tre quarti d'ora quasi interamente strumentali ma questo, naturalmente, a PianetaRock.it non interessa! Interessante anche notare che nel booklet è stato indicato per ogni brano il tipo di chitarra e l'accordatura utilizzata, oltre ai singoli interventi degli altri strumenti. Per chi avrà "pazienza" inoltre, "Ovest Hardita Est" riserverà anche una sorpresa... Se a tutto ciò scritto qui sopra aggiungiamo il prezzo di vendita dell'album (solo 13 euro), possiamo concludere che ci troviamo di fronte ad una bella ventata di aria fresca nel panorama musicale italiano, alla faccia di chi crede che le buone idee siano finite da un pezzo! Voto: 8 / 10 Voto: 8 / 10 Tracklist: Etichetta: Folkest X-TENSION - Corroded Sky demo 1998
GARDEN WALL - Forget
the colours 2002 Mellow Records
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