AGGIORNAMENTO: 29/08/2009

RECENSIONI, INTERVISTE, LIVE REPORT...

ELVENKING FOSCH FEST LIVE REPORT 01/08/2009

http://www.metallized.it/articolo.php?id=613

Rimettersi in sesto dopo lo scoppiettante petardo Heol Telwen è cosa difficile ma non impossibile, grazie soprattutto ai grandi nomi che il bill ancora riserva. Tuttavia un po’ di pausa non guasta e le orecchie (e lo stomaco) ringraziano. Il pubblico non si fa attendere ed alle 21 l’area concerti diviene una vera e propria bolgia. All’avvicinarsi del momento riservato agli Elvenking noto l’ammassarsi di parecchia gente sotto il palco, prova che la band friulana ha seguito in tutto il belpaese.
Damna e compagni salgono sul palco a posizioni invertite rispetto a quanto successe un anno fa alla Fiesta Pagana in cui i Folkstone furono apripista per loro e per gli headliners Mago De Oz,ma ciò non pare da ostacolo alla grande energia che sin da subito si sprigiona dall’atteggiamento on stage: il feeling con la platea è subito massimo ed il pubblico ricambia l’attenzione dei propri beniamini intonando a squarciagola l’opener The Scythe, subito seguita dalla storica Rouse Your Dream. Il metal tirato degli Elvenking non pare per nulla soffrire in una giornata maggiormente dedicata alle sonorità tradizionali; sarà l’assetto melodico dei vari pezzi sciorinati, sarà la scaletta particolarmente centrata, sarà la presenza di un violinista in grado di attirare le attenzioni dei meno estremi, sarà semplicemente la precisione esecutiva di un gruppo che non ha nulla da invidiare ai mostri sacri del power/folk/epic metal a convincermi del fatto che questi Elvenking non hanno più niente da dimostrare a nessuno. Ottime le diteggiature chitarristiche -anche e soprattutto nelle parti acustiche-, sublime l’accompagnamento della sezione ritmica, con uno Zender in formissima e ferale quando martella con la doppia cassa, potente ed al tempo stesso chiara la voce di Damna, non affaticato dai ricchi movimenti on stage. Sta di fatto che folk deve essere e folk è, soprattutto grazie ai brani estratti dall’ultimo Two Tragedy Poets (...And a Caravan of Weird Figures) , lavoro certamente privo delle oscure spigolosità del predecessore The Scythe e simbolo di una crescente attenzione a sonorità più luminose. Ecco dunque From Blood To Stone, Another Awful Hobs e She Lives At Dawn miscelarsi abilmente ad una setlist potente ma comunque sognatrice; questi ultimi esemplari paiono perfino “leggerini” se confrontati con gli altri più vecchi, ma divertono un sacco, contestualizzando i nostri nella magica notte celtica che si è creata in quel di Bagnatica. Gli Elvenking hanno poi una facilità comunicativa con il pubblico davvero eccezionale, dovuta al loro porsi in modo “scenografico” sul palco; li ho visti molte volte e l’impressione di credere esageratamente teatrali alcuni atteggiamenti mi aveva impedito di comprendere come e quanto questi ragazzi si divertono (e fanno divertire) durante i loro spettacoli. Con The Winter Wake si scatena il finimondo; tutti a cantare e salutare gli Elvenking: è finita e a tutti dispiace.
Gran bel concerto!


FRANKENSTEIN ROOSTER - Cabotron the Mutant Tractor 2009 2LMUSIC

http://www.shapelesszine.com/recealbum/frankensteinrooster-themutanttractor.htm


Mi piacciono i gruppi che si divertono a scherzare, senza prendersi troppo sul serio e rispolverando, invece, il lato più ludico della musica. È il caso dei Frankenstein Rooster (il gallo Frankenstein...) e del loro Agri-Rock (!): "The Mutant Tractor" (il trattore mutante... fantastico!) è un bel disco strumentale suonato da quattro ottimi musicisti che si divertono e ridono pur prendendo con grande professionalità e cura la loro proposta. Ve li presento, quindi: Raffaello Indri alla chitarra solista, Marco Celotti alla ritmica, Gianmarco Orsini al basso e Camillo Colleluori alla batteria. Quattro strumentisti più che preparati che, in questo album, sciorinano una serie di brani multiformi che vanno dal rock al blues, dal country al funk, fino al metal, naturalmente, il tutto condito con una sana vena ironica che fa partorire titoli come "The Great Frico Boogie", "Tamarindus vs Karabina", "John Savoiardo" e "Uè! Pigno Rettano".
Certo, resta il fatto che abbiamo di fronte un lavoro integralmente strumentale, che necessita quindi di una certa predisposizione al genere per poter essere apprezzato nella sua interezza, ma è anche vero che il piglio leggero e non accademico della scrittura e, soprattutto, la varietà delle composizioni, aiutano non poco a gustarsi questo lavoro.
A proposito di composizioni, possiamo dare uno sguardo più attento ai singoli capitoli, quasi tutti degni di attenzione. Per esempio l'inizio è assolutamente perfetto con "Roosty Pick-Head", un bellissimo funk rock divertente e solare, suonato con grande perizia e introdotto dal canto di un gallo! Il brano si destreggia perfettamente sia in fase ritmica che solista e la produzione rende giustizia ad un lavoro che, sebbene autoprodotto, non ha alcun difetto sonoro. Anzi!
Non è da meno l'ottima "The Great Frico Boogie", che, appunto, è un pregevolissimo boogie che mi ha ricordato l'immortale "Satch Boogie" di Satriani (che dite, riesco a scrivere ancora una volta boogie prima del punto? Fatto. Ah, e se vi state chiedendo cosa diavolo sia il Frico, andate sul myspace del gruppo e troverete la ricetta!). Per quanto mi riguarda questi due sono i picchi assoluti dell'album ma in generale la qualità resta elevata per gran parte del CD, sebbene ci siano dei normali e comprensibili cali di tensione, che rendono alcune composizioni meno interessanti anche se non certo evitabili. È il caso, per esempio di "Kumò Tidoi", di "Vetes Robot", oppure di "Marchino e l'Orso", che francamente non mi hanno colpito più di tanto. Ma poco importa, perchè invece riesco a citarvi altri brani interessanti, come "Tamarindus vs Karabina", un esempio di musica ben scritta e variegata, con un notevole intermezzo jazz/rock che mi ha entusiasmato; oppure la divertente "Guitar Tricks", introdotta dalla voce del sempre geniale Richard Benson (si tratta di un estratto dei suoi celeberrimi corsi di chitarra). Non si può non citare, infine, "John Savoiardo", un veloce assalto rock che mostra le migliori caratteristiche del gruppo e si fa notare per i bellissimi assoli di Raffaello, e la conclusiva "Uè! Pigno Rettano", che sfodera la vena country del gruppo.
Insomma, davvero poco di cui lamentarsi: gli Frankenstein Rooster hanno scritto una bella pagina di rock strumentale, ben suonato, divertente e gioioso come si conviene. Se non avete problemi, quindi, nell'ascoltare un album strumentale, potete sicuramente farlo vostro. E se, invece, preferiti le classiche canzoni con voce e tutto, be', forse i Frankenstein Rooster potrebbero essere un buon inizio per convertirvi ad un nuovo stile.

(Danny Boodman - Luglio 2009)

http://www.musicologi.com


Capita raramente di imbattersi in un disco interamente strumentale che diventa divertente e addirittura che rimane in testa. Solitamente, quando ascoltiamo un disco o una canzone, la tendenza è quella di ricordare le melodie vocali, o al massimo alcuni riff di chitarra. Non è questo il caso di The Mutant tractor, il disco dei Frankenstein rooster, Raffaello Indri – Lead guitar, Marco Celotti – Rhytm guitar, Giammarco Orsini – Bass, Camillo Colleluori – Drums.

Ad essere sincero, per abitudine, non avrei mai ascoltato un disco del genere. Ho sempre avuto quella vaga repulsione per i tecnicismi esageratamente esibiti e per le strutture eccessivamente complesse, sicuramente per ignoranza della tecnica e per disaffezione verso le strutture. In questo caso mi sarei sbagliato due volte, perché questo disco, oltre a non essere una pura esibizione di tecnica, ha in se una struttura molto facile da seguire, poco “accademica” che trasporta chi ascolta da un genere all’altro. Si passa dal funky al rock più classico con una disinvoltura quasi disarmante e la tecnica esibita dal quartetto (che si apposta ad un livello di gran lunga oltre ogni media) è si eccelsa, ma anche scanzonata, sciolta e fa intendere di vedere quattro ragazzi che suonano divertendosi come pazzi. Un disco Agri – rock (come loro stessi lo definiscono) che ricorda il piacere per la musica e per l’atto del suonarla. Un Satriani col sorriso e meno “tamarro”, un disco per tutti con la pretesa ed il piacere di divertirsi e divertire suonando.
www.myspace.com/frankensteinrooster

Tracklist:
#1 Roosty pick-head #2 The great frico boogie #3 Tamarindus vs Karabina 4# guitar tricks #5 Kumò Tidoi #6 Cabotron the mutant tractor #7 John Savoiardo #8 Vetes robot #9 Marchino e l'Orso #10 Uè! Pigno Rettano

Matteo

http://www.eutk.net/album.aspx/10655/


Si può realizzare un disco completamente strumentale, pregno di tecnica ed estro, evitando al contempo di rivestirlo di quella patina di “seriosità accademica” che abbastanza spesso accompagna tali situazioni espressive? Se lo chiedete ai Frankenstein Rooster, la risposta sarà sicuramente affermativa, dacché il loro esordio autoprodotto mette in mostra tutte le eccellenze esecutive di cui dispongono, ma anche un’attitudine ironica e solo apparentemente disimpegnata, frutto presumibile di una “sana” e naturale necessità di condividere, suonare assieme e sperimentare con la dovuta applicazione e cultura, ma senza la “vanagloria” di tanti frequentatori del settore.
Nascono, in questo modo, un “genere”, l’Agri-Rock (è così che i nostri definiscono la loro proposta) e una decina di ottime composizioni (ho un piccolo “debole” per “Vetes robot”, ma tutto il Cd è veramente parecchio godibile e avvincente!) dai titoli bizzarri in cui vengono abilmente miscelate suggestioni di funk, blues, jazz, metal, country e barlumi di musica orientale, mantenendo costante un gusto melodico negli arrangiamenti sicuramente al di sopra della media, in grado di accontentare anche l’ascoltatore che non abbia soltanto precipue esigenze “specialistiche” da appagare.
Un approccio equilibrato tra assoli, inventiva e strutture armoniche portanti che può ricondurre alle migliori prove di maestri quali Vai, Satriani e Montrose, e ci consegna un gruppo di musici disinvolti, coesi e affiatati, che non cede alla tentazione di indulgere in enigmatiche elucubrazioni e per mantenere alta l’attenzione usa l’arma del sorriso e della leggerezza inserite in un tessuto connettivo di ragguardevole virtuosismo.
Sinceri complimenti, dunque, a Raffaello Indri, Camillo Colleluori (noto per il suo impeccabile lavoro con Garden Wall, Broken Arrow e Vicious Mary, nonché già collaboratore di Indri nei Burnin’ Dolls), Marco Celotti (se non sbaglio, visto anche in Newborn e Streamline, in ambiti artistici piuttosto diversi) e Gianmarco Orsini, capaci di garantire, alla guida di questo curioso “Trattore mutante”, un bel campionario d’emozioni di vario tipo … ammirazione, magari invidia e desiderio d’emulazione (riservate soprattutto ai colleghi musicisti) e, su tutto, una notevole soddisfazione uditiva.

Marco Aimasso per www.eutk.net

http://www.guitarchef.cjb.net/ by Matt Cafissi

FRANKENSTEIN ROOSTER The Mutant Tractor *****

Finalmente arriva qualcuno anche dalla nostra bella Italia a farci godere con questi albums interessantissimi, questi sono i Frankenstein Rooster capitanati dal chitarrista Raffaello Indri, Camillo Colleluori alla batteria, Marco Celotti alla chitarra e Gianmarco Orsini al basso. Questo loro The Mutant Tractor è veramente divertente e suonato da Dio! Già dalle due prime tracce si intuisce che questi non scherzano! Ancora rock con Tamarindus Vs Karabina. Un vero e proprio rock con ritmiche a volte complesse e con un ironismo efficace e molto divertente, ascoltatevi Kumò Tidoi! Bella anche la seguente Cabotron The Mutant Tractor sorretta da un riff veramente tosto. Una band dove tutti e nessuno sono protagonisti o prime donne, tutti per uno e uno per tutti! Da menzionare anche Marchino E L'Orso e la conclusiva Uè! Pigno Rettano. Un disco veramente interessante e divertente dove farà la gioia non solo dei fanatici della sei corde e se vi domanderete: possono gli italiani suonare rock americano meglio degli americani? La risposta è no ... perchè possono insegnarglielo ... ahahahah! Grande band grande disco!

www.truemetal.it
http://truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=7830

The Mutant Tractor
Frankenstein Rooster
2009, Autoprodotto
Hard Rock
Pubblicata in .. 01/05/2009

Frankenstein Rooster, ovvero i due quarti dei Burnin' Dolls in libera uscita su di un progetto interamente strumentale.

Che Raffaello Indri e Camillo Colleluori, rispettivamente chitarra solista e batteria, fossero musicisti di valore, in grado di sostenere il confronto con molti dei più quotati colleghi a livello internazionale, lo si era francamente già capito con una certa sicurezza in occasione di “Courage And Fear”, ottimo demo-album della band “madre”, edito durante lo scorso anno.
Che i due fossero talmente abili dal cimentarsi, insieme ai compagni d’avventura Marco Celotti e Gianmanrco Orsini (chitarra ritmica e basso), in un full lenght alla “Satriani”, dedicato in esclusiva a suoni ed influenze spazianti in uno spettro compreso tra blues, funky, jazz, metal e country, non era invece così tanto scontato.

Loro si definiscono scherzosamente “Agri-Rock”, una delle denominazioni più originali e giocose mai sentite nel riferirsi ad un progetto musicale. Il contenuto del cd tuttavia, è tutt’altro che una burla o un motto di spirito fine a se stesso.
Richiami “bucolici”, che in qualche modo portano alla memoria alcune divagazioni dei Pride And Glory, sono un semplice escamotage per fornire colore ad una proposta artisticamente ineccepibile, giocata su una sana voglia di sperimentare che però mai perde troppo di vista l’intrattenimento e la scorrevolezza.
Data per acquisita la bravura puramente tecnica è, infatti, sempre la capacità nel saper coinvolgere, la discriminante ultima per decretare la riuscita di un album in cui non esiste voce a catturare l’attenzione, ma tutto è basato solo su giochi di suoni e strumenti.

Brani come l’opener “Roosty Pick-head”, funkeggiante e sbarazzina, la ruvida “Cabotron, The Mutant Tractor” e la bizzarra “Ue! Pigno Rettano” (!!!), rendono giustizia ad un repertorio che ha moltissimo da dire e - cogliendo spunti in ogni dove con un atteggiamento innovativo che tanto ricorda l’inventiva dei soliti Satriani, Vai e Gilbert - mettono in luce un background composito e gustosamente vario.
Ma soprattutto, dimostrano la maestria nel passare in rassegna temi tra i più disparati senza lasciare da parte il buon gusto e la forma “canzone”, proprio come i migliori assi della musica solo suonata sanno fare al meglio.

Ottimi duelli tra la coppia d’asce Indri / Celotti, sezione ritmica a prova di bomba, idee di qualità, produzione e confezione impeccabili e molta ironia. Una scoperta piacevole ed un progetto che merita d’essere approfondito ulteriormente in futuro.
Il simpatico “The Mutant Tractor”, debutto del side project Frankestein Rooster insomma, è un’ulteriore conferma del prezioso talento di questo manipolo di artisti nostrani, autentici virtuosi dello strumento ed indubitabile patrimonio della scena italica.

L’Agri-Rock incombe!
Fabio Vellata

http://www.andreavarnier.com/ditate/?p=29#more-29

Raffaello Indri è un grandissimo chitarrista. È anche un ottimo amico, e di questo
vado fiero, ma per oggi, per questa recensione, Raffaello sarà soltanto
(sic) un grandissimo chitarrista. Recensire l’opera di un amico è un
po’ camminare su un terreno minato, i passi falsi sono facili, e si
rischia di essere troppo indulgenti, ma io sono rimasto talmente
colpito da questo disco che ho bisogno di condividere, e mi prenderò le
mie responsabilità. “The Mutant Tractor” è un album
di sano e robusto hard rock strumentale, in cui la chitarra la fa da
padrona, e Raffaello dilaga in ogni dove, elargendo classe e gusto a
piene mani. Ma è anche, e soprattutto, un disco in cui si respira una
incontrollata e coinvolgente aria di divertimento. Scorre via che è un
piacere, e quando arrivi alla fine è un gesto naturale farlo ripartire
senza por tempo in mezzo! È fresco, vario, vivo. Ti fa stare bene.

Il progetto Frankenstein Rooster, ad onor del vero, non è tutta farina del sacco del buon Indri, ma nasce dalla collaborazione con Marco Celotti,
già chitarrista e cantante di Newborn (ottima band friulana), Invivo e
Streamline, che non esito a definire una promessa, bravo e talentuoso
(suo anche lo splendido artwork del cd), e al quale vanno i miei più
sinceri complimenti per il coraggio e la punta di incoscienza con cui è
riuscito a trascinare Raffaello verso territori per lui inusuali,
facendogli abbandonare la cupezza, l’intransigenza metallona e l’immaginario gotico/horror dietro cui fin troppo spesso si trincera.

Una resistenza rimane, di fondo, infatti loro lo chiamano ‘rock agricolo’, etichetta che - sia ben chiaro!
- detesto cordialmente, in quanto la trovo riduttiva ed inadatta, ne
parlano con il sorriso sulle labbra, si prendono poco sul serio,
celiano, infarciscono i titoli di termini friulani più o meno
dissimulati, personaggi strampalati e giochi di parole. Ma per fortuna
la musica va oltre le etichette, e, quando i Frankenstein Rooster suonano, non c’è frico che tenga, e non possiamo fare altro che lasciarci travolgere dall’energia, dalla melodia e dal calore di cui sono capaci.

Completano la formazione l’ormai inseparabile batterista Camillo Colleluori (già con GardenWall, Burnin’ Dolls e molti altri), ed il bassista Gianmarco Orsini, del quale purtroppo non so molto, ma che offre una prova solida e affatto convincente.
Il canto del gallo che apre il cd e la bellissima “Roosty pick-head”
ci introduce in quella che sarà l’atmosfera generale del disco.
Scanzonato blues rock, ritmiche crunchy e melodie ariose. Ma ecco
subentrare distorsioni graffianti e riff rocciosi, inframezzati da
gustosissimi passaggi funk, il tutto amalgamato alla perfezione ed
arricchito dai soli di Raffaello e dal suo sapiente uso del wahwah. Non
si poteva partire in maniera migliore.

La seconda traccia è “The great frico boogie”, manco a dirlo uno scatenato up-tempo di stampo vanhaleniano, seguita a ruota da “Tamarindus vs Karabina”, con tanto di ‘FIGHT!’ in perfetto stile Mortal Kombat in cui Raffaello e Camillo se le suonano di santa ragione - il crescendo finale è da urlo!
-, a colpi di plettro e doppia cassa infuriati, oppure in intricati
viluppi che rimandano ai GardenWall più criptici, salvo poi
riappacificarsi temporaneamente in inaspettate quanto raffinate
aperture easy-jazz.

Segue “Guitar tricks”, con degna intro estratta da un video didattico di Richard Benson, torrido blues rock, ritmo sostenuto ed echi del miglior Vai.

Un aspetto che apprezzo molto è la durata delle tracce. Raramente si va
oltre i tre minuti, e questo, per un disco strumentale, spesso può
essere un pregio. In quest’ottica, la fulminante (appena 2 minuti e
mezzo) “Kumò Tidoi”
è perfetta, con riff granitici e veloci stacchetti da cartone animato.
Non c’è autocelebrazione, il ritmo è sostenuto, e anche quando i nostri
si prendono il tempo per sviluppare un’idea, o un tema, emerge quel
senso della misura che sempre si accompagna con la maturità.

“Cabotron the mutant tractor” suona come i Soundgarden
con Satriani alla chitarra, ed il risultato non è niente male, ma ecco
che arriva uno dei miei due brani preferiti, “John Savoiardo”,
e si sale a livelli altissimi. Adrenalina pura, perfetto da ascoltare
in macchina, eppure capace di rallentare per fare posto ad una
magnifica apertura di sapore mediterraneo, che introduce il solo più
bello dell’intero album. Grande!

“Vetes robot”, introdotta da Vetes in persona,
si rivela un curioso ibrido tra Van Halen e Voivod, sfoggia dei
funambolici inserti in tapping ed un ostinato che ricorda il canto del
gallo.

“Marchino e l’Orso” è l’altra canzone che secondo me
spicca, parte con un riff elettrico di scuola americana, tagliente e
cromato al punto giusto, per poi svilupparsi in intricate trame
orientaleggianti, sulle quali trova posto anche un bel solo di Camillo.

In chiusura la deliziosa “Ue! Pigno Rettano”
a tratti ruffiana e sgangherata, a tratti malinconica, perfettamente
incastonata su un impianto ritmico bluegrass, con delirio di citazioni
e mandolino nel finale. Se questo è il rock agricolo, io dico solo una cosa: fantastico!

Disco eccezionale, da avere a tutti i costi, ascoltare e riascoltare.
Link al myspace
della band, dove potete ascoltare degli assaggi di “Roosty pick-head” e
“John Savoiardo”, leggere la ricetta del frico, nonché acquistare il cd.

GARDEN WALL - Aliena(c)tion 2008 Mellow Records

http://www.progressor.net/review/garden_wall_2008.html

TRACK LIST:

1. Patogenesi 7:13
2. Ohne Zuckerzusatz 7:28
3. Song for an Angel 4:31
4. Ekpryrosis 6:25
5. W8less 7:26
6. Oniros 8:58
7. The Doll 7:58

LINEUP:

Alessandro Seravalle – vocals; guitars
Camillo Calleluori – drums
Marco Ferrero – stick
Pino Mecci – bass
Raffaello Indri – guitars

Prolusion. Led by multi-instrumentalist and songwriter Alessandro Seravalle, Italy’s GARDEN WALL is one of my favorite rock music acts ever. “Aliena(c)tion” is their seventh album to date, released last July. I won’t be verbose here, as there is plenty of information about the band on this site, and you can visit their official homepage or see their discography with links to reviews of all their other recordings, depending on your wish.

Analysis. Made up of three studio and four live tracks, all of which were recorded in 1999, “Aliena(c)tion” would have been issued already in 2000 on their then home label, Music Is Intelligence, if the company had not gone bankrupt in that year. Thanks to Mauro Moroni, the manager of Mellow Records, this release wasn’t missing in the dreamy annals of might-have-been events. Besides being valuable in itself, as a piece of art, it sheds more light on the history of the group’s evolution, the play on words which is contained in its title reflecting another, this time quite a radical, modification of their style – towards the distinctly heavy, dark and aggressive sound that, be it put from the perspective of the recording’s actual time of creation, is being further developed as well as changed, again and again, on their later outings. Combining a variety of ‘metallic’ directions, “Aliena(c)tion” is an inventive and inspired album with a distinct progressive message, full of superb musicianship and technical precision few contemporary bands can match. These Italian guys have always been living in their own musical dimension, but I’m willing to cite several, arguably more widely known, artists as relative references – mainly for the neophytes, of course. Of the three new pieces, Patogenesi, Ohne Zuckerzusatz and Song for an Angel, the first two are simply jewels. There are two main planes of play going on in both cases: an edgy, techno metal-based approach (representing a fascinatingly complex and intensive interplay between all the musicians) with a dual guitar attack and a dispersal of more gentle moves and atmospheric, at times seemingly liquid, landscapes with no drums involved. As regards the pieces’ instrumental level, the sole more or less suitable point of comparison I find here is Mekong Delta circa “Dances of Death”, perhaps with some ‘trails’ of “Steps” by Sieges Even and metrical oddities reminiscent of King Crimson. Alessandro’s full-throated singing has a certain Hammill-esque quality to it (indeed: think Peter at his most hysterical), while when delivering something halfway between singing and whispering he may evoke King Diamond. The largely instrumental Song for an Angel reveals a few darkly-atmospheric interludes also, but is a kind of techno-thrash-y piece for guitar histrionics in the end. This is the only one track from the ensemble’s entire song list that I find to be somewhat far-fetched and it’s not Seravalle’s creation, I’m pretty sure. The band’s older songs, Ekpryrosis, W8less, Oniros and The Doll, performed on stage, aren’t mere ‘live’ copies of their original versions, but are variations on those, noticeably more frequently combining (their characteristic) complex rhythms and quirky melodies with distinct metalloids. While there are more sections with soaring melodic themes and less techno thrash-y moves on these, all sound overall much like the two songs described first, which can partly be explained by the fact that, atypically of Garden Wall, no keyboards at all are deployed on this release. What is more, when remastering the CD from the original master tapes the band omitted all the ‘unwanted sounds’, such as applause, etc. So all in all, regardless of the mixed nature of its content, “Aliena(c)tion” appears not as an EP with a number of extra tracks, but as a full-fledged, plus stylistically near-completely concept album.

Conclusion. Garden Wall never pursued any commercial purposes and so has gained the reputation of a truly creative and innovative band. All over the years or, rather, periods of their activity (unceasingly is the word), they have been changing their – originally exceptional – style, with no fear of failure, but exclusively with success, and “Aliena(c)tion” is yet another proof of the ensemble’s versatility, to say the least. While being somewhat inferior to any of their other outings, it is nonetheless an almost unflawed release from any viewpoint. Those who are well familiar with the band’s work and feel their creative evolution seems to be lacking some link, be sure “Aliena(c)tion” is that very ‘lost’ bridge between “Chimica” and “Forget the Colours” you miss. Highly recommended: to all open-minded prog-metal lovers.

VM=Vitaly Menshikov: December 13, 2008

http://www.progarchives.com/Review.asp?id=233135

This band play Prog Metal on the heavy side .I think i got this album 5 months before it was here on Prog Archives .This band is left beyind and this is very sad because this is Prog in the fates warning type or so This is execute in a trash jam way like pure inspiration on there side The first song is full of complexe rift,going will in all direction that hold Well .The voice is male testosterone with some shout ,there is a lot off music in betwen and the music is very good. the music 4.5 the singning 3 (no Grault voice) i like this band (sorry for my righting im french) Thanks Pierre

 

BURNIN' DOLLS - Courage and Fear 2006 2LMusic

http://www.hardnheavy.org/modules.php?name=Content2&pa=showpage&pid=70

E non consideratelo come un semplice progetto parallelo, perché potrebbero seriamente incazzarsi. Ebbene si, i Burnin Dolls, band formata attorno a musicisti rodati della scena dell’est italico come il mitico chitarrista Raffaello Indri e il ricercatissimo batterista Camillo Calleluori, entrambi membri in passato dei geniali Garden Wall, nonché di altre band seminali come i Broken Harrow, grazie ai riscontri positivi ricevuti con il loro disco di debutto “Courage and fear”, più con i fatti che con le parole, non solo di essere una band competitiva a tutti gli effetti, ma anche, e soprattutto, che anche da noi in campo prettamente heavy metal, si può essere degli innovatori mostrando una personalità compiutamente radicata, cercando altresì di aprire nuovi orizzonti sonoro/qualitativi grazie ad un perfetto groove sonoro che abbina quasi alla perfezione la rabbia ceca del thrash metal tecnico ed articolato della bay area, influssi più marcatamente progressivi e linee melodiche apparentemente distanti dalla musica puramente heavy, per un risultato finale che, sarà banale ammetterlo, risulta alquanto affascinante nonché ricco di punti sui quali si potrebbe benissimo soffermarsi. Un disco ricco di sfaccettature e di dissonanze ritmiche da far venire la pelle d’oca, tecnica e feeling che, pur sempre, camminano di pari passo, e che disegnano immaginari policromatici che fanno di perle di saggezza metallica come la tuonante “Unberrable” o dell’intricata “The last hours” due fiori sgargianti da portare all’occhiello. Quindi quale migliore occasione per poter tornare a parlare di questo disco, se no quella di contattare i due mastermind del combo nostrano per una chiacchierata che si rivelerà alquanto loquace sia per contenuti che per curiosità espresse, per cui..

Ciao Raffaello e Camillo, benvenuti su Hard'n Heavy, come prima domanda vorrei che mi toglieste una curiosità, da dove nasce il vostro monicker Burnin' Dolls? Sai, devo proprio dirvi che emana un certo fascino, ha mica a che fare con pratiche voodoo o roba del genere?

In realtà ha un altro significato ma non meno esoterico. Volevamo associare l'aspetto energico del fuoco all'ipnosi collettiva che ci rapisce sul palco rendendoci un' entità collettiva scissa dall'individualità dei singoli componenti della band...4 bambole che bruciano.

Vi va di fare un breve escursus sulla carriera della band dagli esordi, delineando le tappe che vi hanno portato alla realizzazione di "Courage and Fear"?

La band è nata nel 2002 con la realizzazione di Surgical Demo. Il debutto live è avvenuto nell' Ottobre del 2002 affiancando Nicko McBrain in una delle sue clinics in Italia. Da allora abbiamo continuato l' attività concertistica in diversi locali e moto raduni del nord-est proponendo un repertorio fatto sia di brani nostri che di grandi classici dell' Hard Rock e dell' Heavy Metal. In questi anni, abbiamo maturato la personalità stilistica che ci ha portato alla realizzazione dell' album "Courage and Fear", che consideriamo comunque il primo vero passo alla ricerca di una visibilità sul panorama nazionale. Il fatto che sia stato interamente autoprodotto è senza dubbio il limite di questo nostro lavoro che verrà affiancato al più presto da un dvd live che ritrae la band nell'esecuzione dei brani che in sede live dimostrano il loro potenziale.

Scusatemi, ma visti i vostri precedenti artistici abbastanza tumultuosi, possiamo considerare i Burnin' Dolls come una band con un'entità vera e propria, o solo come l'ennesimo progetto?

Il termine progetto non fa minimamente parte della nostra attitudine artistica. I Burnin' Dolls sono la band prioritaria per tutti i componenti. Ad avvalorare tutto ciò noi due stiamo già lavorando ai nuovi brani che contiamo di registrare nell'estate 2008.

Parliamo del vostro debutto in maniera più approfondita, dunque, dove si sono svolte le sessioni di registrazione del disco? Quanto tempo avete passato fra registrazione e mixing finale delle otto tracce che compongono l'album? C'è qualche simpatico aneddoto capitatovi in studio che potete raccontarci?

Come ti dicevo in precedenza sia la registrazione che l'intero mixing l'abbiamo realizzato presso il mio home-studio (SKorpio Studio). Gli anedotti "simpatici" sono legati alle sventure che la mancanza di esperienza nel campo della registrazione ha determinato lungo la gestazione del disco. Ti lascio solo immaginare le facce che avevamo durante l'esplosione dell' Hard-disk con conseguente annichilimento di tre brani...ah ah! In termini di tempo non saprei dirti con esattezza, abbiamo lavorato per alcuni mesi trovando qualche ora di settimana tra i diversi impegni lavorativi.

Ok, capisco, quindi quanti sacrifici, e non solo economici, vi è costato portare a termine un'operazione di queste proporzioni?

Se si esclude l' Hard-disk...ah...ah, il grosso dei sacrifici è legato al tempo investito nel diventare competenti nell'ambito della registrazione ma dobbiamo anche dire che il tutto è supportato dalla passione che abbiamo nei confronti della nostra attività, dal suonare, insegnare e registrare.

A livello puramente strutturale, credo che abbiate compiuto un grosso lavoro anche a livello di arrangiamenti, in che maniera sono nati i brani del disco? E' frutto di un lavoro di gruppo, di singole persone o meglio chi ha l'onore o l'onere di fornire lo start iniziale per la stesura di un tipico brano della band?

Devi sapere che ormai da qualche anno noi due teniamo dei seminari didattici su particolari concetti poliritmici applicati alla musica metal. Questo molto spesso fornisce un valore aggiunto, in termini di originalità, alla composizione dei riffs che sono frutto del mio lavoro. In quest' ottica le jams settimanali tra di noi sono frangenti di studio e composizione. In un secondo momento vengono pensati gli arrangiamenti di basso e voci.

Uno dei mie brani preferiti del nuovo corso è "Memories", episodio che racchiude molti aspetti del Burnin' Dolls style, melodia, potenza e gusto compositivo, secondo te c'è un brano più che un'altro che rappresenti al meglio lo spirito della band e del disco in generale?

Qui si entra in un ambito legato alla percezione soggettiva. Per noi il brano più rappresentativo e senza dubbio "Courage and Fear". Cosa che ovviamente non trova d'accordo tutti i componenti della band stessa...eh...eh

Non so perchè, ma scrutando fra le trame del vostro cd, mi è sembrato di trovarmi al cospetto di un concept album anche perchè musica e testi credo che si concatenino l'un l'altro andando a formare un certo filo logico, possiamo considerarlo tale o no?

Quello che tu dici ha sicuramente riscontro nella parte musicale. Per quanto riguarda i testi, il lavoro è stato ripartito tra me e Sandro...Non si tratta quindi di un concept album, perchè di fatto l'aspetto lirico mette in gioco personalità e tematiche distinte.

Ascoltando tracce come "Unberrable" e "Sauvage", s'intuisce sin da subito l'enorme determinazione di una band che vuole andare subito al sodo senza perdersi in voli pindarici senza senso, è così?

Si, hai perfettamente ragione l'intento della band è quello di mantenere un attitudine live anche nella composizione prediligendo l'energia e l'immediatezza. Troviamo infatti insopportabile la prolissità di un certo tipo di prog-metal che dal nostro punto di vista tradisce completamente lo spirito primigenio di questa musica. Spesso questo atteggiamento si riverbera drammaticamente sull' aspetto della produzione rendendo la maggior parte dei dischi uguali, super-patinati quindi "Pop" nel senso più deleterio del termine. Inutile fare scontati riferimenti ai dischi degli anni ottanta in cui la magia delle band emergeva in quanto un aspetto fondamentale del processo di registrazione era il sudore e la bravura dei musicisti. Niente macchinette...ah...ah....e pensa che "aggiustamenti elettronici" vengono fatti persino sui dischi live....no comment...

Progressive/thrash metal, vi riconoscete in questa sorta di classificazione, o trovate logico non etichettare la vostra musica parlando di metal e basta?

Sicuramente ci sembra più appropriato parlare di Metal, in quanto riteniamo che chiunque sia artisticamente ricettivo è influenzato da tutto ciò di buono che la musica esprime, al punto tale che nella nostra musica puoi trovare Heavy Metal, Tharsh, Hard-Rock ma anche Funk e Prog-rock. I nostri brani non sono mai frutto di una pianificazione ma semplicemente l' esternazione del nostro inconscio musicale.

Watchtower, Testament ma anche Biohazzard, "Courage and Fear" riporta alla memoria queste band, cosa ne pensate?... e se non è troppo, quali sono le band che credete abbiano influenzato la vostra carriera di musicisti in tutti questi anni?

Il parallelo con queste grandi band è molto lusinghiero, di fatto riguardo alle influenze ognuno di noi dovrebbe rispondere a titolo personale anche se è possibile tracciare una linea generale che storicamente parte dai Deep Purple, Led Zeppelin e Black Sabbath passando per Iron Maiden, Judas Priest, Saxon e Motorhead per approdare a Pantera, Metallica e Meshuggah e tutto questo a grandi linee. Ovviamente la lista sarebbe troppo lunga.

Che genere di reazione ha scatenato l'uscita del nuovo cd? Avete ottenuto buoni riscontri di pubblico e critica?

Questa domanda è un ottimo pretesto per un discorso molto interessante. Abbiamo riscontrato nettamente due tipi di reazione al nostro lavoro, nel primo caso abbiamo ricevuto pareri e commenti che prendevano in esame ESCLUSIVAMENTE il "prodotto" Courage and Fear. Confezione e copertina, presentazione, produzione sono stati gli unici parametri di valutazione del cd. Stroncature al limite dell'insulto. Benchè ci rendiamo perfettamente conto dell'importanza di questi aspetti è stato tuttavia un pò avvilente, in alcuni casi non trovare nemmeno una parola sull'aspetto musicale. Di segno completamente opposto la seconda tipologia di recensioni che prendendo in esame l' aspetto musicale come priorità di valutazione ha avuto quasi sempre dei toni entusiastici rendendoci particolarmente orgogliosi. Anche le critiche che abbiamo trovato in parte condivisibili sono state sempre costruttive fornendoci importanti spunti di riflessione.

Di solito il debut album raccoglie la summa del meglio di quanto prodotto da una band in tutti gli anni della gavetta underground, pensate che per un ipotetico secondo disco di cambiare radicalmente le vostre influenze musicali o al contrario di rimanere ancorati ad un certo tipo di sound tremendamente old style?

Riprendendo quanto in parte detto fin ora, riteniamo di avere alcune caratteristiche che dal punto di vista compositivo sono senza dubbio un marchio di fabbrica. Il nostro intento artistico l'ottimizzazione del song writing senza tuttavia snaturare, con decisioni prese a tavolino, quelle che sono le nostre peculiarità. In quest'ottica la massima aspirazione e la "semplicità".

L'Italia metallica degli ultimi anni è come un calderone stracolmo di formazioni provenienti da background musicali fra i più svariati, che scalpitano, sgomitano per cercare di ritagliarsi il proprio posto al sole, in un panorama così delienato quale pensi possa essere il ruolo dei vostri Burnin' Dolls? Dei semplici sparring partner, o cosa? ..e se non è troppo, puoi darmi tre motivi per cui un semplice fruitore di sonorità hard n'heavy debba avvicinarsi al vostro sound?

Purtroppo il "cercarsi il posto al sole" di cui tu parli, passa necessariamente attraverso una drammatica omologazione che abbraccia tutti i livelli della produzione artistica, Tutto il progetto, dalla copertina ai suoni della cassa di batteria, deve seguire dettami inflessibili per poter essere inserito in una qualche nicchia di mercato. Il nostro maggiore intento è quello di trovare un' etichetta o un management che riesca a rendere visibile il nostro lavoro nel circuito nazionale. Siamo convinti delle potenzialità live della band ed a un nostro concerto si possono trovare diversi motivi per appassionarsi alla nostra musica.

Com'è la situazione live per la vostra band? Se non erro avete già avuto la possibilità di suonare dal vivo, giusto? Puoi spiegare ai nostri lettori che non hanno avuto la possibilità di vedervi in un vostro concerto, come si snoda una vostra classica serata live? Proponete delle cover dal vivo?

L' attività è abbastanza intensa e ci vede coinvolti tuttora in locali e motoraduni del nord-est. La nostra scaletta è composta sia dal nostro materiale che dalle covers sempre proposte in chiave "Burnin".

Prima di concludere, mi parleresti in maniera più dettagliata del progetto Harduo? Di che cosa si tratta?

Il progetto Harduo mi vede affiancata dall' amico nonchè abile chitarrista Andrea Varnier. Si tratta di un duo di chitarre acustiche che propone brani propri ricchi dalle influenze più varie...dall' Heavy Metal all' Etno-Jazz. Abbiamo da poco pubblicato un disco per la casa discografica folkest-dischi dal titolo "Ovest Hardita Est" ed attualmente siamo impegnati nella promozione del lavoro con qualche concerto in giro per l' Italia. A titolo di curiosità sul disco dell'Harduo si trovano dei rimandi al disco dei Burnin' Dolls...

Ok, Raffaello siamo veramente alla fine, puoi concludere la nostra chiacchierata ricordandoci le prossime mosse della band, non prima di aver fatto un saluto ai nostri lettori.

Come detto in precedenza stiamo effettuando il montaggio del primo dvd live della band che useremo come mezzo promozionale, inoltre, affianco all' attività live stiamo già lavorando ai brani nuovi. A questo punto ringraziamo te per la visibilità offertaci e salutiamo e invitiamo tutti i Metal Heads a venirci a vedre ai nostri concerti e a contattarci ed ascoltare qualche brano sulle nostre rispettive pagine di My Space: www.myspace.com/camillocolleluori www.myspace.com/raffahell www.raffaelloindri.it Il sito ufficiale dei Burnin' è al momento poco aggiornato a causa del webmaster latitante... www.burnindolls.it sarà comunque a breve rinnovato e ottimizzato.

Recesione da "hard & heavy"

"Troppo bravi questi per essere italiani". Sono state più o meno queste
le parole che mi sono ronzate in mente dopo l'ascolto ripetuto del qui recensito "Courage and fear",
opera di debutto dei friulani Burnin Dolls, già, anche perché onestamente credo che, di musicisti di questa levatura,
ce ne siano ben pochi in circolazione, almeno per quel che concerne il territorio nostrano, il che dimostra ancora una volta,
e se ce ne fosse bisogno, che il livello di professionalità raggiunto dalle formazioni metal di casa nostra, non è certamente
inferiore a quello di molti paesi del resto del vecchio continente, questo no .
Dunque, una vera e propria big band made in Italy o solo un ennesimo progetto estemporaneo? Questa è la domanda che mi pongo
leggendo la line up della band in questione, anche perchè i quattro musicisti che fanno parte di questa fantastica formazione,
oltre a provenire tutti da esperienze musicale fra le più disparate ed eterogenee, sono soprattutto attivi all'interno di altrettanti
progetti musicali, infatti della partita troviamo il nucleo centrale di una delle ultime reincarnazioni dei folli e geniali Garden Wall,
con la sezione ritmica formata del valente drummer Camillo Colleluori e dall'istrionico Alessandro Serravalle , qui alle prese con il basso,
nonché il guitar wizard Raffaelo Indri, tre mostri sacri supportati per l'occasione dal talentuoso vocalist Rudy Berginc, attivo fra le fila
dei Living Grass, un apprezzato screamer che, grazie ad un perfetto mixing vocale fra il miglior Geoff Tate, l'indemoniato Alan Tecchio ed il
Rick Mathysian degli esordi, risulta essere la vera punta di diamante dell'intera entourage nostrana.
Con una formazione di questa portata, capirete bene che sia la caratura tecnica, così come la padronanza strumentale ed il feeling che da questa
ne deriva, sono senz'alcun dubbio ben sopra le righe, il che permette soprattutto ai quattro di passare con disinvoltura da partiture puramente
thrash metal bay area style, ad accenti tipicamente hardcore a parti più dilatate e tipicamente progressive, con una disinvoltura ed una
naturalezza che hanno veramente dell'incredibile, non a caso il groove che deriva dall'ascolto di queste otto tenacissime tracce, risulta
essere così avvolgente e ricco di sfumature sonore, da fornire alla band quel tocco di originale peculiarità che, mai come in questo caso,
risulta essere anche vincente.
Già, il plauso maggiore che si può fare nei confronti di questa band è quello di aver tentato di cercare nuove soluzioni sonore, tentando
di sperimentare, ecco la parola chiave, combinazioni ed architetture musicali che hanno portato nuova linfa vitale ad un genere musicale come
quello legato ad una certa matrice thrash metal che nell'ultima decade soprattutto, si è vista da una parte proiettata verso soluzioni alquanto
troppo moderniste, risultando dall'altra ancorata a vecchie concezioni e combinazioni ritmiche oramai surclassate.
Ed è anche e soprattutto attraverso quest'ottica che potremmo benissimo inquadrare i nostri Burnin Dolls paragonandoli, con le dovute proporzioni
naturalmente, ad una sorta di viatico musical/concettuale che partendo dalla lezione impartita da certi Queensryche dell'epoca d'oro, le cui gesta
artistiche riecheggiano di sovente all'interno del songwriting dei nostri, soprattutto fra le trame dell'intricata "My enemy", passa attraverso
l'enorme dote compositiva apportata dagli altrettanto geniali Watchtower del capolavoro "Control and resistence", la iridescente "Unberrable",
divisa fra sfuriate thrash metal, stacchi progressive ed impennate metalcore, potrebbe servire come plausibile paragone, il che unito ad una
certa corrente power metal di stampo tipicamente US style di bands come Hades, Metal Church e perchè no Vicious Rumors, a tal uopo ascoltate l
'up tempo "Sauvage", fa di "Courage and fear" un disco da applausi a scena aperta.
Packing professionale ed un ottimo artwork forniscono ulteriori spunti su cui potersi soffermare, quindi concludendo non mi rimane che ribadire
ancora una volta che questo disco offre un caleidoscopio incredibile di suoni, colori ed emozioni, che solo la grande personalità dei

strumentisti coinvolti in questo progetto musicale riesce a tenere condensati riuscendo a convogliare in un unico contesto sonoro le loro
poliedriche esperienze artistiche e musicali, ed anche per questo credo che "Courage and fear" sia un disco da avere ad ogni costo.
Burnin’ Dolls: progressivamente inarrestabili!!!!

http://truemetal.it/reviews.php?op=albumreview&id=7075

Courage And Fear
Burnin' Dolls
2008, Autoprodotto
Thrash
Pubblicata in data: 27/07/2008

A significare con forza la crescita del materiale underground di casa nostra, giungono prepotentemente alla ribalta i friulani Burnin’ Dolls, band già attiva da alcuni anni e con importanti esperienze in curriculum.

Orbitante attorno alla personalità dell’ottimo chitarrista Raffaello Indri, un autentico istrione in possesso di una tecnica davvero eccelsa (cui non mancano tuttavia, “tocco” e “feeling”), il quartetto è autore di quello che può essere considerato a tutti gli effetti come un vero e proprio full lenght di debutto, album autoprodotto che, dopo alcuni ascolti, non può far altro che suscitare commenti per lo più positivi, procurandosi una serie notevole d’applausi per la bravura e la maestria dimostrate.

Thrash visionario e nervoso, che tanto ricorda Watchtower, Agent Steele, Helstar e Metal Church, spruzzate di irrequieto e plumbeo hard rock, elementi progressivi, stacchi fusion e, giusto per non far mancare nulla, qualche spunto darkeggiante, sono gli ingredienti utilizzati a piene mani dal gruppo tricolore negli otto brani offerti, episodi dalla lunghezza piuttosto sostenuta, capaci di convincere gli ascoltatori grazie ad un impasto sonoro originale e di grande personalità.

Otto tracce voluminose, complesse e zeppe di sfumature che si contorcono in preda a scariche d’elettricità fulminante.
Maiuscola la title track d’apertura, incredibile esempio di follia musicale: ricca di cambi d’umore ed atmosfere al limite dell’alieno, s’inserisce all’interno di un profilo strumentale d’assoluto primo piano.
Altrettanto affascinante e meritevole di menzione è anche la successiva “Hurricane Scream”, evocativa e misteriosa sin dal titolo ed in grado di miscelare, in un'unica soluzione, il thrash più tosto e ruvido, con attacchi dark alla Fields Of The Nephilim.
La lunga “My Enemy”, è poi la summa dell’arte espressa dai Bunin’ Dolls: visioni stordenti, tappeto di suoni “oscuri”, ritmi thrash sincopati, tempi dispari ed una voce, quella del singer Rudy Berginc davvero azzeccata, incredibile misto tra il sommo Geoff Tate e l’altrettanto magnifico James Rivera.
Unico neo, la scarsa qualità della produzione, poco adatta a garantire la giusta potenza a componimenti che mal si attagliano a suoni poco dinamici e definiti, al punto tale da offrire, in taluni passaggi, uno spiacevole effetto da “camera vuota” per nulla consono ed adatto.
Inimmaginabile concepire, quale livello potrebbero raggiungere le evolute strutture dei pezzi, se opportunamente supportate da un lavoro al mixer di ottima qualità…

Sorprendenti, elaborati, complessi, ricchi di sfumature e dal livello tecnico strumentale a dir poco straordinario, i quattro musicisti confezionano una prova efficacissima e brillante che merita davvero plauso e supporto.
Nulla di strano se, tra qualche anno, dovessimo incontrare i Burnin’ Dolls su Century Media o Nuclear Blast…

http://www.rocknotes.it/recensioni/Compilation.htm

Chitarre, chitarre e ancora chitarre in assoluta evidenza nell'album COURAGE AND FEAR, una collezione di brani furiosi, infarciti di stacchi e cambi di ritmo continui. La perizia tecnica e l'impegno dei musicisti sono indiscutibili. Sprazzi progressive e una voce molto anni '70 collocano la band in uno spazio temporale che guarda decisamente al passato ma la grinta è decisamente attuale. Tutto l'album è a un buon livello. Forse manca una vera hit, ma non è detto che questo sia un difetto, visto il genere.

http://www.shapeless.it/interviste/burnindolls-ago2006.htm

Intervista ai Burnin' Dolls:

Burnin' Dolls
(Disconnected - Luglio 2006)

Ecco l'occasione per conoscere meglio i friulani Burnin' Dolls, autori di un demo veramente esplosivo e coinvolgente dal titolo "Promo 2006" (la recensione la trovate tra i demo di maggio). Molto gentilmente Raffaello Indri ci risponde e ci racconta diverse cose interessanti. Bando alle ciance quindi e buona lettura!


Ciao Raffaello. Complimenti ancora per questo vostro secondo lavoro. Innanzitutto volevo chiederti se ci porti qualche novità positiva in merito all'uscita e alla distribuzione di quello che sarà il vostro primo album ufficiale?
Grazie mille per i complimenti, mi fanno veramente piacere. L'album uscirà ufficialmente il 25 Luglio 2006.
Alla fine non abbiamo trovato dei contratti invitanti tra quelli che ci sono stati proposti e quindi abbiamo proceduto alla realizzazione del CD in prima persona accollandoci tutte le spese. Per quanto riguarda la distribuzione per il momento sarà legata solo al commercio in internet.
Per tutti gli altri aspetti di booking e management siamo invece in contatto con l'Alkemist-Fanatix.

Ci puoi raccontare cosa avete combinato nel periodo tra i due demo?
Alla fine abbiamo fatto diverse cose: con i Garden Wall abbiamo realizzato "Towards the Silence", la sesta prova per la band capitanata da Alessandro Seravalle. Camillo ha suonato in un progetto discografico etno-funk con gli East Gargo mentre io ho realizzato un disco completamente acustico "Ovest Hardita Est", in un progetto denominato Harduo affianco al chitarrista Andrea Varnier.

Avete diverse attività in ambito musicale tra gruppi, seminari ecc. Riuscite a conciliare tutto quanto o ogni tanto si presenta qualche problema?
Diciamo che nella maggior parte dei casi sapendo le date di concerti e seminari con largo anticipo riusciamo comodamente a gestire gli impegni; tuttavia può capitare come lo scorso 14 Luglio di dover fare un seminario di chitarra-batteria la mattina e pomeriggio a Volta Mantovana in occasione degli Stage Estivi dell' Accademia di Musica Moderna e la sera dover suonare a Gorizia...

Parliamo ora dell'aspetto più tecnico: come nasce una canzone dei Burnin' Dolls? I testi che tematiche affrontano?
Le vie che ci portano a comporre un canzone sono molteplici, tante volte l'input arriva da una sorta d'ispirazione che mi porta a scrivere dei riff di chitarra ai quali cerco di dare un seguito immaginandomi un cantato.
Altre volte l'input arriva dal voler mettere in musica un concetto teorico che può essere legato sia alla ricerca ritmica che alla ricerca armonica. Diciamo che in questo disco c'è stata la volontà di mettere in contrapposizione delle attitiudini legate alle influenze dei gruppi storici anni '70 con soluzioni più avantguardistiche legate a gruppi come Meshuggah.
Questa dualità l'abbiamo poi voluta enfatizzare anche nell'aspetto vocale con la copresenza di due voci: quella di Rudy inquadrata in un attitudine più hardrockeggiante e quella di Sandro con un approccio più "death-schizzoide".
Per quanto riguarda i testi, il lavoro ce lo siamo spartito io e Sandro. Gli argomenti in gioco sono molteplici e prendono spunto da situazioni oniriche di disagio, da surreali battaglie interiori e da argomentazioni più "terrestri" come "Hurricane Scream", un inno Metal alla potenza della natura.

In generale come è stato accolto questo "promo 2006"? Mi riferisco anche all'estero.
A dir la verità abbiamo fatto un errore spedendo il promo in una veste scenica così poco curata. Pensavo che la cosa più importante fosse la musica, mentre mi è sembrata un attitudine generale il dare tanta importanza a tutto il contorno... Ciò non toglie che i giudizi musicali siano stati positivi ed a volte entusiastici, però non nego che ci ha dato un po' fastidio vedere pesanti critiche sulla presentazione del prodotto che in alcuni casi hanno ostacolato un atteggiamento critico obiettivo sull'aspetto musicale dei brani.
In alcuni casi ci siamo trovati a constatare quanta ignoranza caratterizza certi personaggi che si spacciano per recensori, dal momento che la nostra proposta musicale è ispirata a molteplici generi ci vuole un certo bagaglio culturale per poterlo recensire con cognizione di causa.
Questo comunque è il bello di internet, ognuno può dire la propria opinione anche mettendo in gioco la propria incompetenza.

Mi sembra che ultimamente il Friuli Venezia Giulia si stia allargando sia come gruppi che come locali e manifestazioni: come vedi la scena locale ed effettivamente confermi questa mia impressione?
Devo dire che in parte la tua impressione è vera... è infatti in atto una fiorente attività musicale e sono molte le band di ambito metal che si stanno facendo conoscere a livello internazionale, mi vengono in mente i Raintime, Tysnaden, Revoltons, Slowmotion Apocalypse, Elvenking e molte altre che si faranno conoscere a breve.
La controparte è che in realtà non c'è una crescita adeguata nell'ambito Metal di locali e manifestazioni di genere... Questo è imputabile ad uno scarso interesse da parte della maggior parte delle persone verso una crescita culturale in generale e musicale nel particolare...ma di base c'è ancora un atteggiamento ostracistico nei confronti del heavy metal che viene ancora visto come genere "negativo", popolato in realtà di grandi musicisti che hanno una passione sana come quella della musica nella quale credono e investono un sacco di energie.

Che progetti avete per il futuro?
Nell' immediato futuro contiamo di promuovere il nostro lavoro con concerti in contesti e locali mirati dove la nostra proposta musicale può essere apprezzata.
Probabilmente partirà in autunno un piccolo promo-tour affianco ad altre band della regione in locali del Nord Italia e della Slovenia.
Dal punto di vista discografico, abbiamo invece iniziato le registrazioni del prossimo disco dei Garden Wall che si intitolerà "Assurdo" e chiuderà la trilogia iniziata nel 2002 con "Forget The Colours", mentre per i Burnin', attualmente sto scrivendo i nuovi brani.

Chi ha avuto l'idea di redigere la bio in "furlanese"?
Questo è un tasto un po' dolente. Visto che nella band non siamo tutti friulani sono nati degli amichevoli contrasti in relazione al bio in friulano... Comunque tutto è nato dalla proposta di un nostro amico batterista che vista la bio in Italiano, Inglese e Sloveno ha pensato bene di tradurla anche in friulano... per par condicio metteremo a breve la bio anche in "Bisiacco" (dialetto di una parte dela provincia di Gorizia) e in Veneto...

Ti ringrazio per la disponibilità e se c'è qualcosa che vuoi/volete aggiungere, questo spazio è tutto per voi!
Intanto, ti rinnovo i ringraziamenti per i complimenti e per l'opportunità che ci hai offerto... Colgo inoltre l'occasione per ringraziare tutti gli amici che ci hanno dato una mano a realizzare "Courage and Fear" e a tutti gli Heavy Metal's Brothers che ci seguono e sostengono con entusiasmo ai nostri concerti e ai seminari.

http://www.metallized.it/recensione.php?id=1313

BURNIN' DOLLS il disco

I Burnin’ Dolls sono una formazione friulana formata dal chitarrista Raffaello Indri, il bassista Alessandro Seravalle e il batterista Camillo Colleluori, che hanno alle spalle una buona esperienza a livello locale con i Garden Wall, band progressive del Friuli, ed infine dal vocalist Rudy Bergich. Dediti ad un Heavy Metal che si snoda tra soluzioni Prog, richiamando alla mente Queensryche e Fates Warning, e continui sconfinamenti nel Trash ed in misura minore nel Death, avvicinandosi così a gruppi come Metal Church e Machine Head, i quattro friulani riescono a creare un loro sound roccioso e duro, cattivo ed aggressivo, sostenuto da una sezione ritmica potente e spesso veloce, dove la voce potente ed impostata del singer sembra trovarsi perfettamente a suo agio.
Courage And Fear presenta ben otto brani, il che denota anche un repertorio già ricco e la capacità di osare della formazione friulana, cosa questa che in realtà si denota già dalle soluzioni presenti all’interno delle stesse canzoni proposte, che non si limitano mai a seguire le orme di ciò che fu fatto dai grandi del passato. Infatti questi Burnin’ Dolls mostrano grinta e personalità, già dall’opener, aperta da una aggressivo riff “panter-iano” scorre veloce e potente sfociando in azzeccate aperture melodiche ben eseguite con l’accompagnamento anche delle backing vocals, non altrettanto valida ma sempre dignitosa la seguente Hurricane Screma, dall’incedere serrato e pachidermico, mentre si ritorna a pestare violentemente con Unbearable, che mostra l’anima più Thrash e cattiva del quartetto. Poll parte lenta e per esplodere presto in un Thrash veloce con voci in screaming che si sovrappongono a quella del singer, ed anche Sauvage con il suo melodico inizio in stile power ballad spiazza l’ascoltatore, infatti il pezzo è sempre aggressivo, cattivo e potente, la sezione ritmica è sempre sostenuta ed i ragazzi mostrano buona tecnica, anche The Last Hours si mantiene sulle stesse coordinate stilistiche e sonore, risultando però inferiore al resto, un brano po’ scontato e monotono. Si arriva così alla conclusione prima con la lunga My Enemy, forte qui la componente Death/Thrash che si alterna a parti di maideniana memoria in cui risalta l’ottima interpretazione del singer, davvero un bel brano, ed infine con Ghost Of My Mouth, dove ancora una volta viene a galla la propensione della band friulana per il Metal più estremo e complesso.
Tante luci e poche ombre in questo Courage And Fear, che presenta i Burnin’ Dolls come una buona band capace di coniugare il lato più classico dell’Heavy con le più moderne ed estreme sfumature del genere. Da rividere qualcosina in fase di song-writing, magari apportando maggiori aperture melodiche come avvenuto ad esempio nella favolosa title-track, e soprattutto la produzione che rischia di offuscare tutta la grinta e la potenza che sanno esprimere.

http://www.metallized.it/recensione.php?id=926

BURNIN' DOLLS il promo

Avete mai pensato di suonare un mix di Deep Purple e Meshuggah? Io credo proprio di no. Bisognerebbe essere pazzi (anzi, più pazzi dei Meshuggah) per credere che un simile esperimento possa andare a buon fine. Fino a ieri l’avrei pensata così. Ma purtroppo oggi ho ascoltato i Burnin’ Dolls, e mi sono dovuto ricredere.
La band di Udine, sotto un fastidioso strato di “mediocrità scenica” (ovvero una copertina ignobile ed una produzione non più che discreta) nasconde delle potenzialità incredibili, e non nascondo il fatto che il qui presente promo è uno dei migliori dischi italiani che mi sono capitati tra le mani negli ultimi tre anni di recensioni di demo tricolore, magari pur registrati divinamente, ma completamente inesistenti in quanto ad originalità e gusto esecutivo. Questi invece sono musicisti che sanno davvero cosa significa suonare, e lo fanno con una disinvoltura che rasenta l’incredibile.
E dunque torniamo al genere proposto: immaginatevi una mescola veramente ottimale di riff di scuola svedese con lick cari al vecchio rock anni 70, il tutto coadiuvato da una voce (cleaning, sia ben chiaro) di grande valore ed efficacia.
Un’occhiata alla line up (esclusivamente nel sito, perché evidentemente era troppo faticoso scriverla nel retro di copertina) e capisco subito perché questi mostri sono quel che sono: tutti membri di Vicious Mary, Garden Wall, Rain, ed altri gruppi italiani di spicco. Sarebbe stato difficile aspettarsi qualcosa di meno stupefacente, almeno dal punto di vista prettamente tecnico. Ed infatti è l’amalgama sonora creata, ci tengo a precisarlo, che risulta davvero soddisfacente, in virtù del potenziale di innovazione che cova al suo interno. Ascoltatevi brani eloquenti come “Courage and Fear” oppure “My Enemy” per capire cosa intendo.
Non mi resta che attendere con impazienza il full lenght (nella speranza però che i brani vengano anche ri-registrati) per confermare ciò che di buono ho riscontrato durante l’ascolto del promo. Ho comunque il sentore che sentiremo parlare ancora a lungo di questa band. E a ragione.

http://www.rawandwild.com/review/review.php?id=Burnin\%27+dolls

:: Burnin' dolls - Promo 2006 - (Autoprodotto)
Potrei definire i burnin’dolls come la “band dei trucchetti”…adesso mi spiego meglio.
Metto all’interno del mio lettore il CD in questione e inizio a sentire il primo pezzo di questo demo, “courage and fear”,dove mi attende un intro hardcore stile hatebreed che dura gisto il tempo di sedermi sulla poltrona. Ad un certo punto del brano iniziano a sentirsi riff di chitarra unito ad un cantato pulito di chiara derivazione haevy metal….dico io,se i B.D. volevano sorprendere l’ascoltatore con un intro possente deviando le aspettative di quest’ultimo se lo potevano risparmiare o almeno avrebbero potuto farlo senza però discostarsi dal loro genere,ossia un haevy metal classico.
In generale, il demo è suonato molto bene,soprattutto rivolgendomi al lavoro fatto in sezione ritmica dalla chitarra, i brani hanno una struttura molto intricata e sono abbastanza lunghetti (”sauvage”) ,e la registrazione è abbastanza discreta...però,a mio parere, manca quel qualcosa nei brani di questa band che potrebbe darli quel tocco in più da renderli ancora più accattivanti , non so se mi spiego…

ROCCO SOLDO

 

http://www.metalmillennium.net/Recensioni%20Demo/Burnin%27%20dolls%20-%20promo%202006.htm

BURNIN' DOLLS

"Promo 2006"

Sì... I più sentiti complimenti ad Indri Raffaello, autore di 4 ottime
composizioni, un heavy molto diretto e decisamente intrigante, forse non
originalissimo (e chi lo è più, ormai) ma altamente "catchy". Peccato per la
prova vocale, piuttosto fastidiosa sugli alti, accettabile nelle parti lente
e graziosa nei passaggi "rochi" di "Ghost In My Mouth": questi ultimi, ahimè
scarseggiano, e ne risente tutto il lavoro svolto dai Burnin' Dolls. In
sostanza oltre la sufficienza non si va, ma meritano ben più di un'ascolto.
Fateci anche voi un pensierino. (Angst)

http://www.shapeless.it/recedemo/burnindolls-promo2006.htm

BURNIN' DOLLS
Promo 2006
Etichetta: autoprodotto
Anno: 2006
Durata: 23 min
Genere: heavy thrash metal

E riecco i Burnin' Dolls! L'esordio della band risale al 2002, quando uscì il loro primo demo "Surgical Demo 2002" (all'epoca il nome era Burnin' Doll, senza la s finale - nd teonzo). Non credo che nel frattempo il combo friulano abbia prodotto altro, purtroppo il sito così come la bio in mio possesso non è completamente esaustivo; comunque rispetto al precedente lavoro la formazione è sempre la stessa fatta eccezione per la voce. Troviamo quindi il blocco Garden Wall e cioè Raffaello Indri alle chitarre, Alessandro Seravalle al basso (che nei Garden Wall è voce e chitarra nonché il leader) e Camillo Colleluori alla batteria; alla voce troviamo Rudy.
Tanto per completezza d'informazione ricordo anche alcuni gruppi in cui i quattro Burnin' Dolls hanno suonato o suonano tuttora: Camillo nei Broken Arrow e Vicious Mary, Raffaello nei Harduo e Rain (si tratta di una Deep Purple cover band che non ha nulla a che vedere con le band bolognesi), Rudy nei Living Grass. Oltretutto sia Camillo che Raffaello hanno un'attività come insegnanti e talvolta c'è anche la possibilità di vederli insieme in qualche seminario.
Inutile dire che con questi nomi si ha una garanzia: a mio parere i Garden Wall sono forse la band più rappresentativa dell'intero panorama musicale italiano, sia per preparazione tecnica che per proposta musicale, varia ed innovativa. I Burnin' Dolls propongono tutt'altro genere, decisamente meno sperimentale e più heavy, ma mantengono l'attitudine di band coi controcoglioni che sa interpretare a dovere quello che fa e sa offrire quel qualcosa in più anche quando la proposta musicale risulta più ristretta a certi filoni più specifici.
Se il primo demo era decisamente più tendente al thrash, questo "Promo 2006" ci offre una band che propone un metal potente e serrato alla Meshuggah/Pantera mescolato con elementi hard rock settantiani.
Le quattro tracce presenti nel CDr sono un pugno in faccia: ottimamente arrangiate, eseguite, interpretate. Non c'è una nota fuori posto, una nota in più, nessun attacco di sboroneria acuta. Tutto il lavoro svolto dai quattro è finalizzato solo ed esclusivamente a rendere al meglio le canzoni e credo anche al proprio divertimento nel suonare e proporre questi brani. E il risultato si sente: l'ascolto scorre fluido e piacevole, infatti non ci si rende nemmeno conto che questi quattro brani durino in tutto circa 23 minuti!
Parlando delle canzoni, il demo si apre con "Courage And Fear", brano potente e tellurico che sfocia in un ritornello tremendamente commerciale molto ottantiano, tanto "ruffiano" (in senso buono) quanto coinvolgente, infatti mi ricorda un po' quelle armonizzazioni tipiche dei TNT di "Intuition". Le due tracce successive, "Sauvage" e "Hurricane Scream", sono quelle che più uniscono il sound moderno dei Burnin' Dolls con le atmosfere settantiane. Con la conclusiva "My Enemy" ritornano i riffoni killer e la sezione ritmica più devastante che mai.
Una nota di merito la voglio fare alla voce. Le linee vocali sono tutte pulite e melodiche, nessun scream o growl. Finalmente! E sia chiaro, questo è ben più di un semplice valore aggiunto. Infatti sono costruite ed interpretate alla perfezione e si inseriscono splendidamente nella sezione musicale.
Concludendo, se sommiamo tutti insieme questi elementi, si ha un prodotto che veramente sfiora la perfezione.
Se decidete (e ve lo consiglio caldamente) di procurarvi questo demo-CD, non aspettatevi molto dal package: l'artwork praticamente non esiste. Probabilmente questo lavoro è stato concepito più per una distribuzione a livello delle sole webzine, etichette e promoter. La produzione è buona per essere un demo, tutto risulta ben definito e naturale anche se ci sono comunque margini di miglioramento.
Prima di chiudere, alcune informazioni. In questi ultimi mesi la band dovrebbe aver ultimato la registrazione del primo full length; speriamo che nel frattempo si siano concretizzate al meglio le proposte delle varie label interessate alla pubblicazione.
Dal vivo la band spazia proponendo cover prettamente hard & heavy, con qualche eccezione. Alcuni nomi? Led Zeppelin, Deep Purple, Black Sabbath, AC/DC, Judas Priest, Rainbow, Racer-X, Dio, Iron Maiden, Jethro Tull e Elvis Presley! Ovviamente interpretate a modo loro...
Quindi cos'altro aggiungere? Semplicemente di tenere d'occhio il loro sito, per le news e per le prossime date live.
E mi raccomando, anche se non siete "indigeni locali", leggetevi la bio in furlanese!!!

HARDUO -Ovest Hardita Est 2006 Folkest

http://www.metalzone.it/recensioni/harduo.html

Prendete due virtuosi della chitarra italiani, dategli da scrivere e interpretare otto brani, altro non potranno fare che tirare fuori un capolavoro di gusto e tecnica.

Ritmi spagnoleggianti si alterneranno a ritmi orientaleggianti, poesia e malinconia guideranno alcuni brani, delicate percussioni e perfetti interventi di flauto ci cattureranno e la suadente voce di Flavia e le splendide chitarre di Raffaello e Andrea ci ammalieranno. Un mare di emozioni, sentimenti, passione ci travolgerà durante l'ascolto delle 8 perle più ghost track che compongono questo lavoro dal titolo "Ovest hardita est".

Raffaelle Indri e Andrea Varnier hanno dato vita ad un lavoro che è difficile descrivere a parole, bisogna ascoltarlo per capirlo e apprezzarlo, non è possibile descrivere le atmosfere spagnoleggianti di "The last summer" o la voce di Flavia che accompagna i fraseggi di Andrea e Raffaelle in "Ovest hardita est"

Le atmosfere orientaleggianti di "Silent in Bodrum" rese ancora più magiche dallo strumento tradizionale greco il baglama, o il "rincorrersi" dei due virtuosi in "Improprobabile" con passaggi mai fini a se stessi e perfettamente intervallati dal flauto di Christian.

L'accattivante "Danza delle stelle" vi accompagnerà per tanto ma tanto tempo entrandovi in testa come un tarlo nel legno o la poesia in musica di "Lejania" dove ritroviamo la splendida voce di Flavia.

La malinconica "Solar device" e "l'esplosione" di gioia che si ha in "Er geo" quando il crescendo delle chitarre fa da preambolo all'ingresso del violino e delle percussioni.

Non si può parlare di tutto questo in poche righe, ne si può chiudere un progetto maturato per quattro anni in una recensione, bisogna ascoltare questo lavoro per capire e emozionarsi di fronte ai due grandi virtuosi italiani.

Qualcuno alla fine di questa recensione si starà domandando: "ma che genere suonano?", nessuno, suonano musica quella immortale e unica che non ha bisogno di generi ne di classificazioni.

Assolutamente da avere. Complimenti agli Harduo.

http://www.fingerpicking.org/online/articles.php?articleId=197&topicId=7

HARDUO
Raffaello Indri ed Andrea Varnier
OVEST HARDITA EST

Accogliamo con piacere la prova di esordio di questo combo acustico, nato su iniziativa dei due musicisti friulani Raffaello Indri ed Andrea Varnier. Il primo è un valente chitarrista di grande esperienza nel comparto Hard & Heavy Metal, attivo in diverse formazioni quali Garden Wall, Rain e Burnin' Dolls. Diplomato alla corte della Lizard, insegna ora nella medesima prestigiosa scuola toscana. Il secondo è invece prepotentemente salito negli ultimi anni alla ribalta nel mondo della chitarra acustica, con l'aggiudicazione dell'ambito premio "New Sounds of Acoustic Music 2005", manifestazione di riferimento nel settore organizzata ogni anno nell'ambito dell'importante festival di Sarzana.

Dall'unione di due personalità apparentemente così diverse nasce invece un disco dove colpisce immediatamente la grande coesione e compattezza stilistica delle due voci strumentali, figlia di innumerevoli ore trascorse insieme a suonare e condividere idee ed emozioni.

Il disco prevede otto tracce (oltre ad una "fantasma" in coda all'ultimo brano) decisamente corpose sotto il profilo esecutivo e compositivo, dove i funambolismi dei due protagonisti, che, unitamente ad un pregevole "tiro" ritmico, attraversano tutto il lavoro, non sono mai fini a se stessi ma sempre al servizio dei brani. Le composizioni sono tutte originali e nascono dalla sintesi di influenze provenienti da tutto il bacino mediterraneo, che si fondono in un quadro affascinante. Si va dagli echi iberici di "The Last Summer" e di "Improprobabile" alle influenze orientali di "Silent in Bodrum", caratterizzata da un pregevole lavoro di Raffaello alla "Baglama" (cordofono tipico dell'area Greco/Turca della famiglia dei Bozouki) che ci trasporta idealmente in quel crocevia, dove l'Europa finisce ed inizia appunto l'Oriente.... per finire alla solarità che pervade la "Danza della Sabbia" e "Solar Device".

E' musica di frontiera, altamente evocativa e da assorbire lentamente, gustando oltre al grande lavoro dei due protagonisti, reso peraltro ancor più raffinato dall'uso anche combinato di diversi tipi di chitarra (acustiche, a 12 corde, nylon, o con accordature alternative) i preziosi interventi di Pietro Sponton alle percussioni, di Fulvia Pellegrini al violino e di Christian Bertok al flauto, le cui aperture ci ricordano che oltre l'orizzonte ci sono ancora grandi spazi in cui lasciarsi andare.

Un cenno particolare all'intervento della vocalist Flavia Quass, presente nella "title track" e nella suadente "Lejana", brano che è forse il più alto momento del disco che non mancherà di nobilitare permanentemente numerose "playlists".

Un lavoro appassionato e convincente, che merita attenzione, e che potrebbe peraltro trovare nella dimensione live un ambito di espressione di eccellenza.

Per ulteriori info o per l'acquisto:

www.harduo.it

www.folkestdischi.com

http://solarithan.splinder.com/post/9648715/Intervista+hardita+non+fuit!

Con colpevolissimo ritardo mi metto finalmente a scrivere un post che ho in mente da mesi. Chiedo scusa agli Harduo per averli fatti scomodare qualche tempo fa per poi far loro apettare che quello che chiedevo (e che mi è stato dato) venisse pubblicato.
Ma andiamo per ordine.
Alla fine di giugno è uscito un disco, si chiama Ovest Hardita Est. Ed è un disco degli Harduo.
Dal loro sito: L'Harduo è un duo di chitarre acustiche, composto da Raffaello Indri e Andrea Varnier, che si propone di far confluire le più diverse esperienze musicali all'interno di brani originali, composti ed arrangiati assieme, in un continuo confronto di stili ed idee, suggestioni ed influenze. La musica dell'Harduo non vuole identificarsi in un genere, pescare dalla tradizione o limitarsi al campo della "chitarra acustica", ma anzi prende la sua forza proprio dalla diversità ed eterogeneità dell'ispirazione, dalla sensibilità e dall'entusiasmo di due musicisti che imparano ogni giorno, attingendo da qualsiasi fonte, e che scelgono di esprimersi usando liberamente lo strumento, unico limite la fantasia.
Per quanto mi riguarda, gli Harduo sono il gruppo di Palka (cheppoi è Andrea Varnier), ragazzo capellone e dalla nomea di uomo tenero e garbato che attraversa di tanto in tanto le lande dei forum di multiplayer.it. Un tot di tempo fa mi è capitato di ascoltare un suo pezzo, intitolato Lucilla, di cui sono subito diventato spasimante. Con tali pre-referenze e con un po' di preascolti, non ci ho messo molto a desiderare quel disco. Non mi sarei sbagliato.
Ovest Hardita Est è un lavoro che se me lo immagino, in testa mi figuro come un'apertura, una finestra spalancata che trascina con sé una corrente d'aria e uno sguardo che è costretto ad affacciarsi su una sorta di mondo parallelo, fatto di suoni e colori e movimenti, di calore d'estate, di atmosfere indistintamente orientali, e anche di un'uggiosa cupaggine (questo termine me lo sono inventato, mi suona meglio rispetto a "cupezza"). È un disco equilibrato e variegato, non è mai banale. Ogni pezzo contiene una varietà di elementi musicali, e mi riferisco sia allo stile, che ai suoni, che agli strumenti, che alle atmosfere, che alle sensazioni che dà. E mi sa pure che in un certo senso è un disco un po' paraculo (), nel senso che certe frasi sembrano banali, sai come andranno a finire e invece no! te le ritrovi concluse in un modo diverso, inaspettato e spiazzante.
Non è un disco assimilabile al primo ascolto: almeno per quanto riguarda me, c'è voluto un po' a digerire certi fraseggi frenetici e rapidi, o certi cambi melodici improvvisi. Ma alla fine la musicalità, un'orecchiabilità consapevole, per così dire, mi hanno conquistato. Per giorni e giorni Ovest Hardita Est è stata la colonna sonora dei miei viaggi in macchina, mi ritrovavo a canticchiarne melodie mentre cucinavo o passeggiavo.
La sensazione prevalente è una sorta di ottimistica gioia, di calda freschezza baciata dal sole, di colorata felicità di vivere. Mi riferisco in particolare a The last summer, Er Geo, e soprattutto a Danza della sabbia, dove un turbinio travolgente di note provoca un'irrefrenabile contentezza, che si esprime in sorrisi, groppi in gola d'emozione e invincibile cinetica. Bellissima se siete lungo la strada per Sabaudia, o sul lungomare sempre di Sabaudia, tutti belli e felici e agitati...
Silent in Bodrum ti porta in un imprecisato oriente, e ti spiazza con pennellate di blues. Sa di oro scuro.
Ovest hardita est è un alternarsi di attenzione e rilassatezza, di riflessioni e di occhi chiusi senza pensare. È difficile da rendere questa idea, quindi ascoltatela, e basta.
Lajania è quella che mi piace di meno, soltanto perché avendo un testo non è immediata (nel senso di non-mediata) come le altre, come se avesse un solo binario di percorrenza. Ma è comunque un pezzo ben fatto, con un'ottima Flavia Quass alla voce.
Solar device è il brano più methenyano del disco, di quel Metheny dei 70's tutto bello acustico. Non la stessa cosa, ma ci riconosco tanti echi. Un motivo in più per apprezzarla (oltre al titolo, che è una figata).
E concludo con Improprobabile. Non solo perché probabilmente è la mia preferita (insieme a Danza della sabbia) ma anche perché... il perché lo capite ascolando tutto il disco. È questa la traccia in cui compare la cupaggine di cui dicevo. È un brano che mi coinvolge particolarmente, all'opposto di Danza della sabbia. Guido statico e attento, occhi seri, un tantino feroci. Il bridge (sempre che sia il bridge, non sono mai sicuro di questi sezionamenti) mi dà un brivido lungo la spina dorsale, che sale e sale e mi esplode nel cervello nel corso dell'inciso. Mi ricorda tantissimo le atmosfere del film Il collezionista di ossa. Così come Metheny, altra stimolazione di un nervo-passione: Jeffery Deaver. Divento matto, da un brano all'altro, non è colpa mia, sono gli Harduo, mannaggia a loro...

Non sono sceso nei dettagli parlando del disco in sè, e questo perché (come dicevo all'inizio e come si sarà già capito) Andrea Varnier e Raffaello Indri sono stati tanto gentili da rispondere a qualche mia domanda, in una sorta di intervista che pubblico qui di seguito. Grazie tante, ragazzi, davvero.

Iniziamo con una banalità necessaria: da quanto tempo suonate,e quale è stato più o meno il vostro percorso artistico?

Andrea Io suono da circa 21 anni. Ho iniziato con la classica, a 10, e ho preso lezioni private, in maniera discontinua, per qualche anno. Contemporaneamente mi sono avvicinato alla musica che più mi piaceva (il metal :)), da autodidatta: non esistevano all'epoca insegnanti qualificati e bravi come Raffa!
Poi ho suonato in diversi gruppi, e a dire il vero per un periodo avevo quasi accantonato l'idea di fare il musicista. Fino all'aprile del 2004, quando a Trieste ho partecipato ad una clinic di Tommy Emmanuel. Un'esperienza per me importantissima, mi ha toccato profondamente, e mi ha fatto capire che nella vita io voglio suonare la chitarra! Sembrerà ridicolo, ma a quel giorno (22 aprile), io faccio risalire l'inizio della mia "vocazione acustica" :)
Da qui un paio di incontri con Paolo Sereno, poi seminari con Franco Morone, Davide Mastrangelo, Ed Gerhard.
Ora mi sto dando da fare, e i segnali positivi non mancano: primo premio al concorso "Wilder-Davoli New Sounds of Acoustic Music" l'anno scorso, contratto con Folkest e pubblicazione di Ovest Hardita Est quest'anno, senza dimenticare i Déja, ovvero la preziosa collaborazione con Serena Finatti (bravissima ed ispirata cantautrice friulana), che mi sta dando tanti stimoli e soddisfazioni, e che spero si concretizzerà presto in un bel disco contenente i suoi pezzi arrangiati da me per chitarra.

Raffaello Io invece suono da circa 17 anni. Ho anch'io iniziato il mio percorso con la chitarra classica e il primissimo saggio-concerto che ho fatto è stato proprio in compagnia di Andrea (è in quell'occasione che ci siamo conosciuti). Dopo tre anni di chitarra classica è arrivata l'elettrica. Per un buon periodo ho portato avanti lo studio da autodidatta (effettivamente all'epoca non esistevano insegnanti preparati) poi mi sono sono iscritto all' Accademia di Musica Moderna di Verona e in seguito all' Accademia Lizard di Fiesole dove, sotto la guida del maestro Alex Stornello mi sono diplomato in chitarra elettrica ad indirizzo Heavy-Fusion. Il piacere per la conoscenza tecnica e armonica dello strumento mi ha poi portato ad avvicinarmi ad altri insegnanti come Gaetano Valli per il Jazz, Massimo Varini per l' arrangiamento Pop e a partecipare a numerosissimi seminari di artisti di fama nazionale ed internazionale. A livello di band attualmente sono impegnato con i Garden Wall (band progressive con la quale ho registrato 3 cd e dove attualmente stiamo lavorando al quarto), i Burnin' Dolls (la band Metal in cui suono affianco a Camillo Colleluori, Alessandro Serravalle e Rudy Berginc), i Rain (band tributo ai Deep Purple) e ovviamente l' Harduo. Ci sono poi alcuni progetti paralleli di collaborazione con diversi amici-musicisti e un mio personale lavoro legato alla composizione di colonne sonore per film Horror (Occult-Action).

[Complimentoni! n.d.R.]

Lo sapete che siete davvero bravissimi (non accetterò risposte che contemplano modestia)?

Andrea Mah, non so Raffa, ma io sì!! :D

Raffaello Grazie è sempre un piacere sentirselo dire... Andrea non sei più mio amicco! :D

Nel booklet di Ovest Hardita Est non è specificato, credo: come vi dividete il lavoro?

Andrea e Raffaello I nostri pezzi nascono quasi sempre da un'idea, un embrione che uno dei due propone all'altro. Può essere un tema (come è stato nel caso di "The Last Summer"), o un riff ("Er Geo"). Poi, insieme (e qui credo stia la chiave), iniziamo a sviluppare, arricchire, tagliare, incollare, colorare. Ma non esiste un processo codificato, né una divisione consapevole del lavoro: i brani nascono dalla gioia e dal divertimento di suonare insieme. Ci sono canzoni che sono il risultato di un processo evolutivo durato mesi (e forse anni come "Er Geo", a cui abbiamo continuato ad apportare piccole modifiche anche durante la registrazione del cd), ed altre che sono nate di getto e spontaneamente (ad esempio la "Danza della sabbia", composta praticamente tutta durante una Pasquetta di qualche anno fa :)).

Avete in programma di spostarvi dalla vostra zona e scendere a fare concerti più a sud (magari dalle mie parti)? E nell'eventualità, come sarebbe possibile invitarvi a suonare?

Andrea Beh, tendenzialmente noi vogliamo suonare il più possibile, e ovunque. Invitateci! Scriveteci, le mail sono sul sito.

Raffaello Magari! Crediamo vivamente che la nostra proposta musicale possa essere apprezzata da un pubblico di diversa estrazione, ogni invito è ben accetto.

[Speriamo...n.d.R.]

Dite qualche parola sulle vostre composizioni, in generale.

Andrea Le nostre composizioni... credo che siano così varie che mi risulta quasi difficile parlarne in generale. Voglio dire: abbiamo lavorato per più di quattro anni ai pezzi che appaiono su Ovest Hardita Est. Come puoi immaginare, in un lasso di tempo così lungo, i brani sono cresciuti con noi. Ecco, se devo dire qualcosa in generale su questa musica, posso presentarti il disco come un diario musicale. In esso c'è un riassunto, o meglio una serie di istantanee dei momenti importanti (piacevoli o meno), di questo tratto di vita e della mia crescita come musicista e come uomo.

Raffaello Potrei aggiungere che ogni nostra composizione rappresenta una sorta di viaggio che parte dalla musica per parlare di noi stessi.


Idem come sopra, ma stavolta su un brano specifico.

Andrea Considerando quello che ho detto prima, ti posso parlare della "Danza della Sabbia", canzone per cui l'input principale è arrivato da me. La danza non è altro che il saltellare dei granelli di sabbia in una clessidra: è un pezzo che parla del tempo, e dell'attesa. Di tutte le volte che, nella vita, ti ritrovi a dover aspettare, fare ricorso a tutte le tue forze per non lasciarti andare ed avere fiducia che il domani ti porterà qualcosa di buono. Non è uno stato d'animo facile, ed è un tema caro ai musicisti, perché ti metti in gioco completamente, e i risultati spesso non ti ripagano di tutti gli sforzi che fai.
Il brano è molto solare, e gioioso: non ti stupire, è la mia reazione tipica! Nei momenti più tristi per me nasce la musica più allegra :)

Raffaello Parte proprio da un viaggio l'ispirazione che mi ha portato a scrivere "Silent in Bodrum". Bodrum è una piccola cittadina nel sud della Turchia che si affaccia sul mar Egeo. Quando ci sono stato sono rimasto affascinato dalle soluzioni melodiche e timbriche di alcuni strumenti musicali locali come il "Baglama" e l' "Ut". Da qui l'ispirazione a costruire un brano che potesse diventare una sorta di ponte tra diverse culture musicali, un viaggio attraverso le sonorità mediorientali, il blues, il metal e il romanticismo neoclassico. È probabilmente il brano che sintetizza di più la mia attitudine sia di musicista che di persona ovvero viene espressa l'idea che nella contaminazione dei generi musicali ci possa essere un notevole potenziale comunicativo ed emotivo... a questo punto si potrebbe entrare anche in discorsi politico-sociali ma rimanendo in ambito musicale potrei dire che in "Silent in Bodrum", come un pò in tutto il disco dell'Harduo, è forte l'idea di unione come momento di crescita.

Perché avete scelto proprio quegli strumenti come compagni del viaggio Ovest Hardita Est? E perché la lingua spagnola per Lejania?

Andrea e Raffaello Sinceramente non è stata una scelta ragionata, o non fino in fondo per lo meno. Volevamo arricchire la nostra musica, e abbiamo fatto un po' una lista degli amici musicisti che avrebbero potuto partecipare alle registrazioni. Quindi ottimi musicisti sì, ma prima di tutto amici. Pensa che il percussionista abita davanti alla nostra sala prove! :D
Per quanto riguarda lo spagnolo, Flavia ha lavorato per diversi mesi alle isole Canarie, ed è diventata la sua seconda lingua. Ci piaceva il tocco 'esotico' che conferisce al pezzo.

[Voglio il testo. n.d.R.]

Qualche parolina sui vostri colleghi..?

Andrea e Raffaello Innanzitutto vogliamo ringraziare pubblicamente tutti quanti per il lavoro fatto e per come hanno davvero impreziosito il disco.
Flavia Quass è la 'nostra' cantante ormai da due anni, una collaborazione che ha portato molto ad entrambe le parti (spero! :)), ci accompagna nei concerti, ci dà tutto il suo entusiasmo, è una vera amica, oltre che una bravissima cantante ed una persona deliziosa.
Pietro Sponton, il percussionista, nonché vicino di casa, è un professionista e un insegnante molto quotato e stimato in regione e non solo. Collabora e suona in diversi gruppi, non ultimo l'Indovinatoduo (www.indovinatoduo.com), una formazione di musica celtica e irlandese, in cui suona proprio con Fulvia Pellegrini, anche lei diplomata e insegnante da diversi anni, violinista che sta velocemente acquistando credibilità ed esperienza nel settore.
Infine il mitico Christian Bertok, un vero asso del suo strumento (flauto traverso), in possesso di una tecnica strabiliante e capace di improvvisare su qualsiasi cosa. Un grande!
E non dimentichiamo il nostro amico-fonico Davide Linzi. E' grazie al suo prezioso contributo in fase di mixaggio e di mastering che il disco suona così bene!!

Entrando nel merito delle vostre composizioni: qual è il motivo del vostro fare musica?

Andrea Come ho già accennato prima, l'Harduo nasce dal divertimento di suonare assieme, di provare a fare "metal" con le chitarre acustiche, in un certo senso.
Per me c'è anche una forte componente di sfida, perché suonare al livello di Raffa non è affatto facile, e una notevole percentuale di interesse didattico, perché quando lo ascolto lo studio e cerco di rubargli più idee possibile, anche se lui non lo sa!! :D

Raffaello Di base c'è una forte intesa musicale che per me è davvero appagante. Nel processo creativo di composizione a quattro mani spesso si innesca quella fase di entusiasmo ed esaltazione collettiva che è uno dei momenti più belli del fare musica. Diventare padre di un brano e poterne condividere la soddisfazione con un amico è davvero fonte di gran gioia.

Che effetto vi fa?

Andrea Mi fa stare bene, e mi dà energia.

Raffaello Mi fa stare bene, e mi dà energia.

[ahah, simpaticoni! n.d.R.]

Che cosa significa per voi avere dei fan?

Andrea Bella domanda! Per me è una sensazione strana, però è indubbiamente una soddisfazione sapere che la nostra musica viene apprezzata e seguita!

Raffaello Avere dei fan è una forma di riconoscimento al lavoro svolto, è indubbiamente gratificante e diventa uno sprone a non deluderli e a cercare di fare sempre meglio.

Ci sarà un prossimo disco (spero con tutto il cuore di sì)? Un'anteprima? Qualche anticipazione?

Andrea Ma certo che ci sarà un secondo disco! Abbiamo già quattro nuove canzoni pronte. Questa volta (lo dico come anticipazione), io vorrei fare un disco molto più scarno, che catturi l'essenza live dell'Harduo. Quindi due chitarre e basta.

Raffaello Ci sarà... a dir la verità io pensavo di fare un disco molto più sinfonico...tipo duo di chitarre e orchestra di musica classica :D...dopo uno scontro di ju-jtsu decideremo la veste del nuovo disco :D

Una domanda per Palka aka Andrea Varnier, anche se non c'entra niente: mi parleresti di quel gioiellino di Lucilla, per favore?

Beh, che dire? Intanto grazie per averla definita "gioiellino" :))
Lucilla mi sta dando non poche soddisfazioni, dalla vittoria al concorso di Sarzana, alle email che ogni tanto ricevo di persone che capitano sul mio sito e l'ascoltano. Ti posso dire che il tema principale è stato ispirato (ovviamente? :)), da una fanciulla leggiadra et bellissima, con una luce particolare negli occhi (da qui il titolo), e che con tutta probabilità sarà presente nel cd con Serena (Finatti, la cantautrice di cui sopra), come "momento chitarristico" :)

Una per Raffaello Indri: quanto c'è nel disco del "maestro Raffaello Indri"?

Il mio contributo maggiore è quello legato all' aspetto solistico-melodico, per quanto riguarda l'aspetto compositivo in ogni traccia c'è un equilibrato contributo di entrambi...

Grazie!

Andrea e Raffaello Grazie a te :) e grazie a tutti quelli che si interessano alla nostra musica, ci supportano ai concerti e comprano i cd!

Mi sono scordato di chiedervi, quando vi ho "intervistato", perché il disco si chiama in quel modo. Mi rispondereste nei commenti, se vi va?

http://www.pianetarock.it/album_scheda.asp?id=39

Ascoltare per la prima volta un disco può rivelarsi un'esperienza spiazzante.
Solitamente si ha una vaga idea di quello a cui si va incontro, insomma, si conosce il genere suonato, magari si hanno ben impressi nella mente i lavori precedenti...

Soprattutto (e purtroppo), oggi ascoltare un album appena uscito vuol dire la maggior parte delle volte sorbirsi in media tre quarti d'ora di "già sentito".
Chi ha già sbirciato il voto qui sotto capirà che in queste prime righe non ho assolutamente parlato di "Ovest Hardita Est".

Il giudizio finale potrebbe sembrare azzardato e, in effetti, anche a me suona strano vista la mia personale tendenza ad essere di manica piuttosto "stretta" nell'elargire giudizi entusiastici a meno di non trovarsi effettivamente di fronte a qualcosa di originale ed innovativo.

Sono proprio questi i due aggettivi che calzano a pennello sul lavoro dell'Harduo: "originale" perchè al suo interno ritroviamo di tutto, dalle atmosfere mediterranee del bellissimo brano di apertura "The Last Summer" a quelle che strizzano l'occhio alle sonorità orientaleggianti in "Silent in Bodrum" (grazie anche al baglama, strumento tradizionale greco a 6 corde) e "innovativo" perchè nel 2006 è un sollievo sapere che due ragazzi (entrambe chitarristi dotati di tecnica sopraffina) abbiano sfornato un disco simile.

La genesi di "Ovest Hardita Est" è stata lunga e laboriosa (stando a quanto dichiarato dai due musicisti oltre quattro anni) ma i risultati sono apprezzabili fin dal primo ascolto.
Ciò non faccia però pensare che ci troviamo di fronte a qualcosa di poco profondo anzi...

Nei brani le chitarre di Andrea Vernier e Raffaello Indri vengono di volta in volta accompagnate magistralmente dal flauto traverso di Christian Bertok e dal violino di Fulvia Pellegrini.
A donare dinamicità e atmosfera ci pensano poi le percussioni mai fuori luogo di Pietro Sponton e gli evocativi interventi vocali di Flavia Quass.

E' proprio Flavia a sottolineare i delicati fraseggi di Andrea e Raffaello nel brano che da il titolo al disco, oltre a tornare a farsi sentire in maniera di nuovo convincente nella bellissima "Lejania", 4 minuti e 19 secondi di poesia in musica...

"Improprobabile" è la dimostrazione della bravura dei due, in cui si susseguono per oltre cinque minuti e mezzo virtuosismi mai fini a sè stessi intervallati da un altro intervento azzeccato del flauto di Christian.

La melodia de "La danza della sabbia" è una di quelle che, per utilizzare un paragone "tecnologico", vi si installerà in testa senza futura possibilità di rimozione; inoltre qui è da sottolineare il sapiente utilizzo degli armonici.

"Solar device" è condita da quel pizzico di malinconia che preannuncia la fine del disco ma prima di terminare l'ascolto c'è ancora spazio per l'ottavo e ultimo (?) brano: "Er Geo", raffinata composizione in cui il crescendo delle due chitarre sottolinea nel finale il colorato ingresso di violino e percussioni.

Qualcuno potrebbe storcere il naso di fronte ad oltre tre quarti d'ora quasi interamente strumentali ma questo, naturalmente, a PianetaRock.it non interessa!

Interessante anche notare che nel booklet è stato indicato per ogni brano il tipo di chitarra e l'accordatura utilizzata, oltre ai singoli interventi degli altri strumenti.

Per chi avrà "pazienza" inoltre, "Ovest Hardita Est" riserverà anche una sorpresa...

Se a tutto ciò scritto qui sopra aggiungiamo il prezzo di vendita dell'album (solo 13 euro), possiamo concludere che ci troviamo di fronte ad una bella ventata di aria fresca nel panorama musicale italiano, alla faccia di chi crede che le buone idee siano finite da un pezzo!

Voto: 8 / 10 Voto: 8 / 10

Tracklist:
01. The last summer
02. Ovest hardita est
03. Silent in bodrum
04. Improprobabile
05. Danza della sabbia
06. Lejania
07. Solar device
08. Er Geo

Etichetta: Folkest
Anno: 2006
Sito internet: http://www.harduo.it/

X-TENSION - Corroded Sky demo 1998


DEJA - Dal Vivo 1999 Aua Records


GARDEN WALL - Aliena(c)tion demo 2000

GARDEN WALL - Forget the colours 2002 Mellow Records

http://francescofabbri.firenze.net/gardenwall/

http://www.dlsi.ua.es/~inesta/LCDM/Discos/gardenwall

http://www.eventyr-records.it/eventyrmag/01/gardenwall.htm

http://www.progarchives.com

http://www.progressor.net/garden-wall/forget_the_colours.html

QUIT FUIT - Omonimo demo 2002


B
URNIN' DOLL - Surgical Universe demo 2002

http://www.neroopaco.it/bands/burnindoll.htm

http://www.progressor.net/review/b.html#burning_doll_2003

http://www.musicafollia.com/italian/demolish.htm

http://www.musicextreme.com/cd0306b.htm

http://www.shapeless.it/

http://www.eutk.net/demo.asp?id=63


GARDEN WALL - Toward the silence 2004 Mellow Records

http://www.mellowrecords.com/mmp37.html#mmp-463

http://www.progressor.net/gardenwall/towards_the_silence.html

http://www.mellowrecords.com/howtop1.html

http://www.arlequins.it/pagine/articoli/alfa/corpo.asp?iniz=
G&fine=H&ch=2793


GARDEN WALL - Aliena(c)tion + live 2004 Mellow Records

http://www.mellowrecords.com/mmp36.html#mmp-454

   
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
     
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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